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mercoledì 5 novembre 2008

O.G.M. e pomodori viola


Ogm, pomodori viola e i grandi disinformatori di professione
Marcello Pamio - 3 novembre 2008

I Premier dei paesi dell’Unione Europea, cioè l’Unione oligarchica dei banchieri, sono impegnati a promuovere cibi geneticamente modificati e stanno preparando una campagna mediatica senza precedenti per diffondere culturalmente e colturalmente questi cibi in tutto il continente!

A rivelarlo è il quotidiano britannico Independent on Sunday, che ha pubblicato i verbali di una serie di incontri segreti tra i 27 rappresentanti dei governi.
Tali documenti dimostrano una serie di programmi per accelerare l’introduzione e l’accettazione degli OGM.
La stragrande maggioranza dei consumatori non vuole gli OGM, ma le lobbies agrosementiere (leggi lobbies del farmaco) si stanno prodigando per “servircele” in tavola.

Spendono miliardi di euro ogni anno per esperimenti sul campo e in laboratorio; milioni per corrompere funzionari e controllori; i soldi li usano anche per distruggere prestigiose carriere di tutti gli scienziati dissidenti, e pagare parcelle stratosferiche a famosi testimonial, ecc.
Perché darsi così da fare? Qual è il vero scopo?
Perché spendono e spandono per un prodotto che nessuno vuole?
Le miliardarie agenzie di P.R., pubbliche relazioni, vogliono farci credere che lo scopo è quello di sfamare i paesi poveri, sempre più alle prese con problematiche alimentari. Chi avrebbe il coraggio di denunciare cibi dagli scopi umanitari?

Vogliono anche farci credere che gli OGM forniranno in futuro farmaci anticancro direttamente nel piatto. Chi avrà il coraggio di denunciare cibi che ridurranno la moria di tumori?
Alla prima domanda si risponde velocemente: i paesi del terzo mondo vengono mantenuti artificialmente allo stato brado da secoli, dissanguati da guerre e genocidi (tutti finanziati dall’umanitario Occidente) per motivi geostrategici ed economici. Quindi gli OGM destinati a loro sono un insulto alla loro e alla nostra intelligenza! Ma vedremo che c’è dell’altro…
L'altra cosa da sapere è che gli OGM necessitano di particolari pesticidi, tutti brevettati dalle stesse lobbies delle sementi, che impoveriranno ulteriormente i già poveri contadini. Per non parlare dei semi transgenici detti “Terminator” (Monsanto-Pfizer), che sono programmati a morire dopo il raccolto, costringendo gli agricoltori a ricomperare ogni anno i semi e a pagare le royalty.

Esattamente quello che si sta verificando nell’Iraq “liberato”. I contadini iracheni stanno morendo non solo a causa delle radiazioni nucleari rilasciate nel terreno dalle armi non convenzionali usate dall’esercito statunitense, ma anche dalle restrizioni economiche provocate dai diritti che devono alla Monsanto. Nessuno ha il coraggio di denunciare questo ulteriore crimine, non di guerra, ma di pace!

Prima di rispondere alla domanda sull’utilizzo degli OGM per produrre farmaci è necessario capire perché rappresentano un pericolo per la società.
Per questo lavoro mi baserò sul recentissimo libro di Arpad Pusztai ("La sicurezza degli Ogm"), eminente studioso e autorità mondiale della biochimica, scritto assieme alla moglie, Susan Bardocz, biochimica e farmacologa.

La sua vicenda è emblematica ma esemplare: da santo difensore “molto entusiasta” - per usare le sue parole - della modificazione genetica si è trasformato in diavolo da sconfiggere e annientare con ogni mezzo.
Lo scienziato credeva in quello che stava sperimentando: ma cosa stava sperimentando?
Il suo primo errore è stato quello di “trovare” le prove che le patate geneticamente modificate che stava studiando, danneggiavano nei topi il sistema immunitario, il cervello, il fegato e i reni.

L’altro gravissimo errore, quello imperdonabile per il Sistema, è stato l’imprudenza di parlarne in televisione durante un programma. Sono cose che non si devono sapere!
Risultato immediato? Dopo quella intervista televisiva durata solo 180 secondi, cioè 3 minuti, la sua ricerca venne bloccata, il suo team sciolto, tutti i dati degli esperimenti confiscati e Arpad Pusztai costretto al prepensionamento dal prestigioso Rowett Research Institute di Aberdeen in Scozia. Stiamo parlando di uno massimi esperti mondiali di biochimica con circa 270 pubblicazioni scientifiche a suo nome.
Oggi come ieri, l’inquisizione non guarda in faccia nessuno.

Tutto questo per aver scoperto e dimostrato che l’alimentazione animale con piante geneticamente modificate provoca serissimi problemi alla salute.
Veniamo ora al tema centrale di questo articolo e cerchiamo di capire se gli alimenti transgenici possono essere un pericolo per la salute umana? Per quella degli animali abbiamo visto che lo sono.
L’handicap della modificazione genetica riguarda il determinismo genetico.
Ecco un esempio pratico:
Quando venne modificato il tabacco affinché producesse un certo composto chimico, i ricercatori ottennero non il tabacco che si aspettavano, ma un altro tipo, che produceva un veleno non presente nella pianta naturale”.
[1]

Questi errori, che accadono costantemente in genetica, sono gravissimi e dimostrano la nostra totale ignoranza nei meccanismi che governano i geni e il DNA. Ma l’uomo con il camice bianco, lo sciamano con le provette, si è sostituto a Dio nella manipolazione della Natura.
L’altro punto oscuro è l’incorporazione, cioè l’inserimento fisico dei transgeni nelle piante e/o animali. Uno dei metodi utilizzato si chiama “Metodo del Cannone”. La superficie di particelle di oro o tungsteno viene ricoperta di DNA in cui è presente il transgene. Queste particelle vengono accelerate e letteralmente “sparate” dentro la cellula.
Ma dove si vanno a collocare questi geni “sparati”? Nessuno lo sa con precisione, anche se biotecnologi si sgolano nel dire che si tratta di una metodologia sicura.

Il determinismo genetico
L’errore forse più grande si chiama “determinismo genetico”. Il punto di partenza della grande Scienza genetica è totalmente errato.
La teoria della genetica classica sostiene da decenni che ciascun gene determina un’unica proteina.
Quindi
à UN GENE = UNA PROTEINA

Il discorso è semplicissimo.
Basandosi su questo assioma i genetisti ortodossi portano avanti la strampalata ipotesi di poter estrarre dal genoma di un dato organismo il gene che codifica una specifica proteina (per esempio la proteina del freddo in un pesce del Mare del Nord). Di impiantare questo gene in un altro organismo (pianta o animale che sia) per produrre la medesima proteina (fragola che resiste al freddo) che fabbricava nell’organismo donatore. Questo in via teorica, ma nella realtà non è assolutamente così!
Nell’uomo si conoscono circa 100 mila proteine diverse, per cui i genetisti si aspettavano di trovare 100 mila geni (1 gene = 1 proteina). Ma quando l’enorme e dispendioso lavoro (miliardi di dollari) di mappatura genetica - chiamato Progetto Genoma Umano - è stato terminato, si sono contati solo 30 mila geni!

[ 30.000 GENI 100.000 PROTEINE ]
???

Questo significa, con il rammarico della genetica e la soddisfazione dell’epigenetica, che ogni gene può codificare diverse proteine e non una sola.

[ 1 GENE à (codifica) 1,2 o anche 3 PROTEINE ]

Un tale numero di geni, non riusciva a spiegare, in base al fallimentare determinismo genetico classico, l’esistenza di tante proteine.
Prima abbiamo parlato dell’incorporazione, ma anche quando il gene entra nel genoma di una cellula ricevente, possono verificarsi dei cambiamenti drastici e pericolosi. Il docente dell’Istituto di Patologia molecolare londinese, Michael Antoniou avverte che la tecnica d’inserimento geni: «…può trasformare il genoma dell’organismo ricevente, con conseguenze che non possono essere calcolate a priori»
[2]

Perfino Marcia Vincent, portavoce della Monsanto Corp. riconosce la possibilità che si verifichi una riorganizzazione genetica intorno al punto d’inserimento del gene estraneo o esogeno.
Con le attuali conoscenze è impossibile predire dove andrà a collocarsi il gene esogeno del genoma dell’organismo che lo riceverà. Il punto cruciale è che a seconda del punto esatto di inserimento il transgene può causare errori nel funzionamento di numerosi altri geni!
Ecco l’indeterminismo della genetica.
In pratica la genetica molecolare è lontana anni luce da quella che si può definire vera e propria Scienza, ma nonostante questo, si continua a parlare di OGM, di organismi transgenici e dei loro benefici per l’umanità e la salute umana.

Malattie tumorali e altre malattie
Il Promotore del virus del mosaico del cavolfiore, la cui sigla è CaMV 35S, è un virus usato dai genetisti per via della sua capacità di indurre la cellula a produrre infinite copie di se stessa e del frammento di DNA inserito nel suo genoma, modificando così le istruzioni originali della cellula.
Nelle cellule endoteliali, il CaMV 35S può riattivare non soltanto geni virali e latenti, ma anche altri geni.
In parole semplici: sapete quali implicazioni ha tutto ciò?

Secondo il patologo dell’Università di Aberdeen, Stanley Ewen, nell’intestino umano i transgeni possono causare uno sviluppo incontrollabile il quale, alla lunga, potrebbe condurre allo sviluppo del tumore al colon.[3]
Oggi i biotecnologi per produrre le piante GM utilizzano spesso proprio il promotore CaMV 35S…
Si parla tanto di pomodori transgenici anticancro e qualcuno denuncia che gli stessi transgeni possono indurre il cancro? C’è qualcosa che non torna
Ma allora cosa succede quando mangiamo piante GM?

State tranquilli che non ci sono problemi per l’essere umano: la digestione degrada il DNA transgenico, e che anche se il transgene superasse tale barriera, non potrebbe trasferirsi nei batteri intestinali. Questo è quello che ci dicono…
Purtroppo la realtà, come spesso accade, è molto diversa: “il DNA non si degrada completamente attraversando i succhi gastrici e il consumo di un solo pasto a base per esempio di soia GM è sufficiente per trasferire i geni dal cibo ai batteri”.
[4]
Un solo pasto a base di OGM è in grado di trasferire a livello batterico intestinale DNA estraneo con le conseguenze e/o modifiche genetiche che nessuno può lontanamente immaginare.
“Le allergie delle piante GM è minima”, ricorda sempre la voce del padrone.
Peccato che “dal momento dell’introduzione della soia GM l’allergia a tale alimento è cresciuta del 50%[5]. Alla faccia del “minimo”: l’allergia è raddoppiata!

Il pomodoro viola e altri cibi-farmaco
Finalmente arriva in tavola il pomodoro viola dalle proprietà anti-cancro.
A tale importante e fondamentale studio (Progetto Flora, un nome un programma!) ha partecipato anche l’Istituto Europeo di oncologia dell’oncologo Umberto Veronesi, dove lavora assieme alla figlia Giulia.
Si tratta di un pomodoro a cui sono stati impiantati - nel modo scientifico visto sopra - i geni del fiore “Bocca di Leone”. Questa succosa prelibatezza da color violaceo sarebbe in grado di produrre molte più antocianine, cioè un pigmento (colorante) idrosolubile della famiglia dei flavonoidi. Un semplice antiossidante.

«Sappiamo da tempo – c’illumina il Veronesi - che il cibo è responsabile di un’ampia quota di tumori e che alcuni alimenti come frutta e verdura hanno un valore protettivo»[6]
Verissimo, lo diceva oltre 2500 anni fa il Padre della medicina moderna: Ippocrate di Cos.
Padre che molti medici oggi hanno rinnegato.
«In futuro – continua l’Umberto - la conoscenza del genoma delle piante ci permetterà di individuare meglio veri cibi anti cancro. L
a genetica applicata alla produzione alimentare è una delle aree in cui la ricerca scientifica può migliorare la nostra vita. È uno degli strumenti offerti dalla conoscenza del Dna e con cui possiamo combattere le grandi piaghe del pianeta: fame, malattie tumorali o cardiache».

Siccome la mappatura del genoma umano è stata un totale fallimento della genetica classica - forse uno dei più bei autogol mai visti - oggi stanno dirottando la ricerca, i nostri soldi, alla scoperta del genoma delle piante. Il tutto ovviamente per il nostro bene e il nostro palato.
Lo ricorda benissimo Veronesi: con “la genetica applicata alla produzione alimentare (…) possiamo sconfiggere: fame, malattie tumorali o cardiache”. Chi avrà il coraggio di mettere i bastoni tra le ruote a simili ricerche?

Perché allora gli OGM?
Lo scienziato Arpad Pusztai ha dimostrato in maniera inconfutabile che gli OGM fanno ammalare gli animali in maniera molto grave. E nell’uomo?
Come mai sono stati tolti dal commercio prodotti che ricerche in laboratorio hanno dimostrato essere pericolosi, mentre gli OGM ce li vogliono far mangiare anche contro la nostra volontà?
Forse vogliono farci ammalare?
Abbiamo visto che il DNA transgenico è in grado di superare la barriera gastrica e di giungere nell’intestino, dove mescolandosi con i batteri che vivono al nostro interno, potrebbe indurre proprio quel cancro che i pomodori viola dovrebbero prevenire o curare!

Le persone ammalate o sempre malaticce, dipendenti da medici e farmaci di qualsiasi genere e sorta, non sono veramente libere, e quindi facilmente manipolabili e controllabili, rispetto ad una persona totalmente sana e forte.
Gli oncologi vedono di buon occhio gli alimenti transgenici: i cibi anticancro.
Se questi cibi effettivamente riducessero il cancro che lavoro andranno a fare gli oncologi?
Un Umberto Veronesi o un Umberto Tirelli e le loro rispettive istituzioni miliardarie (l’Istituto europeo di oncologia di Milano e l’Istituto di oncologia di Aviano) cosa faranno se il cancro, domani, grazie al pomodoro viola, sparisse?

Solo le coscienze di coloro che propagandano mediaticamente certa spazzatura alimentare lo sanno.
Dico forse!
E’ sottinteso che non può esistere un cibo anticancro (questo gli esperti non possono non saperlo), perché il cancro è un disagio che comprende tutto l’Essere umano nella sua completezza e interezza.
Non solo il corpo fisico, perché se fosse solo così, invece dell’assurdo quanto ridicolo pomodoro viola basterebbe aumentare la dose di Vitamina C (acido ascorbico) o di frutta fresca di stagione.

Perché gli oncologi invece di consigliare gli antiossidanti contenuti in un pomodoro creato in laboratorio, con tutti i rischi che la manipolazione genetica comporta, non consigliano dosi quotidiane di Vitamina C (acido ascorbico) o di Sodio Ascorbato o di Ascorbato di Potassio?
Forse perché i risultati non tarderebbero a manifestarsi?

La fine della scienza
Quando si accorgeranno che anche la mappatura del genoma delle piante condurrà nel medesimo binario morto, dirotteranno i nostri soldi e la ricerca (tanto le persone non si ricorderanno) verso lo studio, che ne so, del “Riccio di mare”. Perché, dovete sapere, che il riccio è immune dal cancro.
I grandi geni, allora, partoriranno in provetta il primo “pomodoro spinato”, che se ti punge mentre lo lavi, ben venga, perché i suoi aculei inietteranno nel sangue una sostanza anti-tumorale...

A quel punto partiranno le campagne di PR con il loro prezzolati testimonial, cioè quei personaggi illustri e altamente considerati dalle masse (scienziati, oncologi, uomini dello spettacolo, ecc.) pagati profumatamente per andare in televisione a decantare le proprietà curative del “pomoricci” o a farsi fotografare mentre lo mangiano, o mentre si puliscono in denti a fine pranzo con uno degli aculei.
Quando verrà scoperto che il “pomoricci” è l’ennesima bufala mediatica creata ad arte dalle lobbies per occupare il cervello delle persone e distogliere l’attenzione dal problema vero (il cancro), se ne inventeranno un altro, e un altro ancora.
La storia lo insegna alla perfezione, e nel frattempo, le persone continuano a morire…e continuano a sperare nel medicamento o nell’ortaggio miracolosi.

"La sicurezza degli Ogm", Arpad Pusztai e Susan Bardocz

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[1] “La sicurezza degli ogm”, Arpad Pusztai e Susan Bardocz, ed. Edilibri
[2] Idem, pag. 71
[3] Ewen S.w.B, Pusztai, Lancet 16 ottobre 1999, vol. 354, pp. 1353-1354
[4] “La sicurezza degli ogm”, Arpad Pusztai e Susan Bardocz, ed. Edilibri, pag. 92
[5] Idem, pg. 93
[6] “E’ solo l’inizio. Basta con i pregiudizi”, Umberto Veronesi


Fonte: www.disinformazione.it

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martedì 24 giugno 2008

Prevenire e curare con il cibo?


Frutta e verdura contengono grandi quantità di vitamine antiossidanti (A, C ed E) e biostimoline che neutralizzano i radicali liberi e attivano i processi fisiologici di detossificazione.
Recentemente è stato dimostrato che i BIOFLAVONOIDI (scoperti nel 1930 da uno scienziato ungherese, chiamati anche vitamina C2 o P) presenti nei vegetali, ma soprattutto nella polpa e nella scorza degli agrumi, sono in grado di favorire l’espulsione delle sostanze cancerogene dalle cellule.
Attualmente sotto la lente della ricerca ci sono due sostanze presenti nei cavoli, i TIOCIANATI e i DITIOLTIONI, che secondo gli scienziati potrebbero essere le più potenti sostanze antitumorali finora conosciute!
Anche la pectina, contenuta in abbondanza nelle mele, in tutti gli agrumi, nei semi di girasole, ecc., è una sostanza importante per aiutare l’organismo ad espellere particelle radioattive, come lo stronzio 90 e lo iodio 137, presenti nell’ambiente e in molti alimenti soprattutto dopo il disastro nucleare di Chernobyl.
Minerali come il Calcio e il Magnesio esercitano un importante ruolo protettivo contro eventuali radiazioni nocive. L’elenco potrebbe continuare a lungo perché sono tante le sostanze presenti nel mondo vegetale ad avere un ruolo preventivo e curativo.
Di alcune piante tradizionalmente usate con successo a scopo terapeutico si conoscono solo alcuni principi attivi e non sempre si è riusciti a comprendere come questi agiscono nell’organismo. Nella cipolla, ad esempio, sono state isolate circa 150 componenti e solo di una decina si conoscono gli effetti sull’organismo. Secondo gli studiosi di scienza dell’alimentazione, ogni alimento potrebbe essere composto da più di 10.000 sostanze diverse, ma certo non sappiamo quali effetti potrebbero avere sull’organismo: un motivo in più per preferire gli alimenti integrali, poiché nella loro completezza contengono, in giuste dosi, tutto quanto Madre Natura ha saggiamente preparato per noi.
Vi sono poi i cereali integrali. La capacità preventiva e in alcuni casi curativa che hanno questi alimenti è dovuta al fatto che essi contengono tutta una gamma di sostanze come vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, ecc. indispensabili ai processi biofisiologici dell’organismo.
I cereali raffinati, che hanno subito un processo di lavorazione industriale con aggiunta di additivi chimici, non hanno più capacità preventiva e curativa, poiché con la raffinazione hanno perduto gran parte delle sostanze utili al nostro organismo per mantenersi in salute.
La carenza anche di una sola sostanza, se protratta per lungo tempo nella dieta quotidiana, può essere una concausa di squilibri funzionali ed energetici.
Si può affermare che la più semplice ed efficace forma di prevenzione attuabile oggi è il controllo della qualità e quantità di alimenti unito ad uno stile di vita più sano e più vicino alla natura.
Aldo Alessi (Insegnante e naturopata - allievo di L. Costacurta)
Tratto da: www.vegetariani.it
fonte: www.promiseland.it

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Il gusto che uccide


Introducendo glutammato attraverso l'alimentazione (lo zucchero sintetico aspartame, glutammato monosodico, proteine vegetali idrolizzate, ecc.), i livelli nel sangue (del glutammato) aumentano fino a 20 volte! In pratica vengono stimolati tutti i ricettori: ecco perché alcune persone hanno dispepsia o diarrea esplosiva, perché i glutammati stimolano i ricettori dell’esofago e dell’intestino. Altri possono sviluppare colon irritabile, se invece soffrono di reflusso esofageo, questo peggiora. Quando il fenomeno interessa il sistema cardiocircolatorio, potrebbe invece spiegare l’aumento di infarti letali, sempre più numerosi.
La cosa comune a tutti questi casi è un livello basso di magnesio. Quando il magnesio è basso, i ricettori del glutammato diventano ipersensibili e le persone – specie gli atleti – possono avere infarti improvvisi. Se mangiano o bevono qualcosa che contiene glutammato (una dissetante diet-coke prima di allenarsi), si produce una iperattività cardiaca e potrebbero morire di infarto. L’infarto improvviso è dovuto a due cose: aritmia, molto più diffusa, e gli spasmi delle coronarie. Entrambe le cose potrebbero essere provocate dal glutammato.

Additivi che contengono sempre Glutammato: Glutammato monosodico; Proteine vegetali idrolizzate; Proteine idrolizzate; Piante proteiche idrolizzate; Estratti di piante proteiche; Sodio caseinato; Calcio caseinato; Estratto di Lievito; Proteine strutturate; Avena idrolizzata.
Alimenti che contengono spesso Glutammato: Estratto di Malto; Condimento al malto; Brodo; Condimenti; Condimenti naturali; Spezie.
Alimenti che non contengono Glutammato:
Enzimi; Proteina concentrata di soja;

- Aspartato o acido aspartico è un amminoacido usato dal cervello come neurotrasmettitore: è una eccitotossina. Ad alte dosi può provocare la morte dei neuroni.
- Glutammato è un amminoacido eccitante usato nel cervello come neurotrasmettitore. Ad alte dosi è considerato una eccitotossina. Quando gli è concesso di accumularsi a concentrazioni elevate, può diventare un veleno potente per i neuroni del Sistema nervoso.
- Glutammato monosodico (MSG) è il sale sodico del glutammato. Ha le stesse proprietà eccitanti del glutammato.
- L'Aspartame, lo zucchero sintetico, è composto da: Acido aspartico (40%), Fenilalanina (50%), metanolo (10%).


Eccitotossine (aspartame e glutammato): il gusto che uccide
Traduzione per www.disinformazione.it a cura di Stefano Pravato
Dottor Russel Blaylock

Nell'introduzione (del libro, nota del traduttore) ho dichiarato che lo scopo di questo libro era di indicare al lettore alcuni dei pericoli delle eccitotossine, particolarmente quelle aggiunte ai nostri cibi e bevande come esaltatori di gusto e dolcificanti. Abbiamo visto che le eccitotossine possono avere un effetto devastante sul sistema nervoso durante ognuna delle fasi del suo sviluppo, dall'embrione all'adulto. Ma la preoccupazione primaria è l'effetto che questi potenti stimolanti delle cellule cerebrali hanno sullo sviluppo del cervello nel neonato e nel bambino e sullo sviluppo successivo, nell'adulto, delle malattie neurodegenerative quali la malattia di Parkinson, la demenza di Alzheimer, il morbo di Huntington e la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Il cervello, non solo utilizza gli aminoacidi eccitatori come normali neurotrasmettitori, ma esiste un fragile equilibrio dei prodotti chimici eccitatori ed inibitori nel cervello e quando questo equilibrio è turbato, ne possono conseguire seri disordini del sistema nervoso.

Quando il MSG (Glutammato monosodico) era stato inizialmente aggiunto agli alimenti come sostanza per esaltarne il gusto, i recettori del glutammato non erano ancora stati scoperti e nessuno sapeva che il glutammato poteva causare la morte delle cellule cerebrali.

L'industria alimentare ha investito milioni di dollari nello sviluppo dell'uso del MSG e delle proteine idrolizzate. E' stato solo dopo che tonnellate di questi "esaltatori di sapidità" sono state aggiunte ai nostri cibi e bevande che gli scienziati hanno avuto le prime indicazioni che le eccitotossine comportavano seri effetti collaterali. Purtroppo, questa scoperta è rimasta sepolta nella letteratura della ricerca medica per più di un decennio prima che qualcuno riconoscesse questo pericolo. E, come abbiamo visto, nel frattempo questo composto tossico era aggiunto in grandi dosi ai cibi per neonati e bambini piccoli, malgrado il fatto che fosse stato dimostrato che il cervello in sviluppo era il più vulnerabile agli effetti tossici degli aminoacidi eccitatori. Erano talmente tossici, infatti, che i ricercatori li hanno rinominati eccitotossine.

Un'abbondante ricerca aveva dimostrato che queste eccitotossine non solo danneggiavano le cellule della retina dell'occhio, ma anche che erano estremamente tossiche per le cellule nervose dell'ipotalamo ed in altre zone vitali del cervello. È importante rilevare che molti degli effetti tossici delle eccitotossine avvengono in un momento in cui nessun sintomo esterno si sviluppa. Il bambino non si ammala, non vomita o evidenzia altri comportamenti che possano allarmare i genitori che c'è qualcosa che va male. Quando dosi tossiche di MSG sono somministrate ai cuccioli di animali, essi continuano a comportarsi in maniera del tutto normale. Ma se i loro cervelli sono esaminati al microscopio, si trovano gruppi vitali di neuroni permanentemente distrutti nell'ipotalamo. A questa situazione ci si riferisce come "lesione cerebrale asintomatica".

Lesioni di questo tipo si vedono di frequente nella pratica di neurochirurgia e di neurologia. È inoltre importante ricordarsi che dopo l'ingestione di MSG, negli esseri umani le concentrazioni sanguigne di glutammato sono venti volte più elevate delle scimmie e cinque volte dei topi. Gli esseri umani possono essere cinque volte più vulnerabili alla tossicità del MSG del topo, l'animale noto più sensibile a questo tipo di ingiuria cerebrale. Non solo gli esseri umani concentrano il glutammato in misura molto più elevata, ma esso persiste nel sangue ad un livello elevato per periodi di tempo molto più lunghi, esponendo le parti non protette del cervello a livelli molto tossici.

Nel caso delle piccole creature, la cosa è ancor più grave perchè i danni subiti nel momento dell'esposizione iniziale non producono effetti esterni evidenti. Quando poi l'animale (o l'essere umano) raggiunge una successiva fase di sviluppo (adolescenza o età adulta) i danni possono presentarsi come un disordine endocrino o persino, possibilmente, un disordine dell'apprendimento (autismo, sindrome da deficit di attenzione, dislessia) o un disordine del controllo emotivo (episodi di violenza, schizofrenia, paranoia). Centinaia di milioni di neonati e di bambini piccoli sono esposti ad un grave rischio ed i loro genitori non ne sono neppure informati. E' stato soltanto grazie agli sforzi diligenti del Dott. John Olney se l'industria alimentare è stata costretta ad arrendersi all'evidenza; l'uso di additivi eccitotossici per alimenti anche nelle pappe per bambini. Ma, come abbiamo visto, nessuno ha nemmeno avvisato le madri incinte che i cibi intrisi di MSG che mangiavano potevano mettere in pericolo i bambini in sviluppo nel loro grembo.

E sempre più eccitotossine "esaltatori di sapidità" erano continuamente aggiunti negli alimenti per adulti e perfino negli alimenti per bambini piccoli. Di nuovo, ciò succedeva malgrado il rapido accumulo di dati di ricerca che confermano i pericoli precedentemente conosciuti e perfino nuovi pericoli connessi all'uso delle eccitotossine per alimenti. Ma, nel frattempo, non solo il MSG è aggiunto a virtualmente ogni alimento processato, esso viene propagandato anche nei libri di ricette. Negli anni sessanta era venduto nei supermercati, in forma granulare, proprio a tale scopo. Un'intera generazione è stata esposta a dosi elevate di eccitotossine. E continua ad esserlo.

Nel 1969 James Schlatter, un biochimico che lavorava con un composto, detto aspartame, alla ricerca di una possibile cura per le ulcere dello stomaco, sembra si sia leccato il pollice per girare la pagina di un suo taccuino. Fu colpito dall'intensa dolcezza del prodotto chimico che aveva inavvertitamente ricoperto il suo pollice. Da questa scoperta fortuita scaturì un affare che avrebbe portato 736 milioni di dollari di vendite per la NutraSweet Company nel solo 1988. Entro il 1989, la G.D. Searle & Company, possessore del marchio NutraSweet, aveva raggiunto un profitto che la classificava al nono posto nella lista Fortune 500.

Malgrado le preoccupazioni sulla sicurezza di questo nuovo dolcificante, compresa l'induzione di tumori cerebrali in animali da laboratorio, attacchi epilettici, aumento delle emicranie e un effetto avverso allo sviluppo cerebrale, la FDA ne approvò l'uso come dolcificante artificiale. Le vendite cominciarono a salire immediatamente. L'azienda NutraSweet spese oltre 60 milioni di dollari in pubblicità solo durante i suoi primi tre anni.

NutraSweet entrò nel mercato proprio al momento giusto. Gli Americani erano divenuti coscienti del problema peso corporeo e stavano cercando un sostituto dello zucchero, e l'aspartame sostituiva il ciclamato, recentemente proscritto. Rapidamente, sorpassò la saccarina nelle vendite. Difatti, NutraSweet ha sostenuto un ruolo primario nel rendere il commercio di bibite analcoliche uno degli affari a crescita maggiore in quello che era diventato un settore stagnante. Gli Americani stavano tracannando diet cola nell'erronea credenza che il consumo di zucchero fosse la causa primaria dell'obesità. Ma erano ignari dei seri effetti sulla salute di un eccessivo consumo di aspartato.

Il MSG è stato periodicamente esposto a critica da vari membri della professione medica, dalla comunità dei ricercatori e dai rappresentanti dei consumatori. Ma nel frattempo l'affare delle eccitotossine, "esaltatori di sapidità" aveva raggiunto un giro da miliardi di dollari. L'azienda Ajinomoto, il maggior fornitore di MSG e di proteine vegetali idrolizzate, assieme a una dozzina di produttori alimentari americani, decisero di proteggere i loro interessi creando una potente azienda di pubbliche relazioni nota come la "Glutamate Association". Il finanziatore numero uno di questa "gruppo d'attacco" era la Ajinomoto Company del Giappone.

Lo scopo di questo gruppo non era solo quello di difendere e promuovere l'uso del MSG e di altri "esaltatori del gusto", ma di attaccare chiunque osasse puntualizzare gli effetti avversi alla salute del MSG. Lo hanno fatto introducendo i loro propri scienziati in qualsiasi settore in cui fosse stato sollevato un problema serio sulla sicurezza. Nella maggior parte dei casi i rappresentanti dei consumatori sono persone informate ma che difettano della preparazione scientifica necessaria per sostenere l'assalto di uno scienziato aduso al gergo del chimico puro ed applicato. Questi attacchi possono essere crudeli e soverchianti e soltanto quelli con la pelle dura e con la massima determinazione possono sostenere l'assalto. Ma si sono spinti anche al di là, assumendo i loro propri scienziati per svolgere degli studi che sembrassero confermare la sicurezza dei prodotti in questione.

fonte: www.disinformazione.it

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mercoledì 18 giugno 2008

Acqua O.G.M.


Ecco la nuova frontiera della manipolazione del Dna!
Le nuove scoperte fatte alle Duke University aprono scenari molto preoccupanti.
Con la scusa di risolvere i sempre più gravi problemi di inquinamento delle acque, stanno costruendo prototipi di “depuratori genici”. L’acqua passando attraverso una rete “intrisa” di “micro-Rna” (ovviamente transgenico) verrebbe purificata. Dicono loro.
Così facendo, l’acqua - il costituente principale del nostro organismo - acquisterebbe frammenti di Dna completamente estranei all’organismo umano…

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Nuova tecnica possibile per la depurazione dell’acqua potabile
Traduzione per Disinformazione.it a cura di Danyela Colom bo
Link ufficiale: www.physorg.com/news131712320.htm

Uno strumento genetico utilizzato da ricercatori medici potrebbe essere applicato per la rimozione di microbi dannosi e virus presenti nell’acqua potabile. Da una serie di esperimenti basati su semplici concezioni, gli ingegneri della Duke University hanno dimostrato che un breve tratto di materiale genetico potrebbe bloccare la ripetizione di un importante gene presente in un comune fungo trovato nell’acqua e interromperne l’azione.
Perfezionando questo nuovo metodo, i ricercatori credono che si potrebbe costituire la base necessaria per un nuovo dispositivo che aiuterebbe a risolvere il problema dell’acqua potabile nei Paesi del Terzo Mondo, dove non esistono impianti di depurazione. La tecnologia, relativamente nuova, conosciuta come interferenza dell’RNA (iRNA o micro-RNA) fa uso di brevi frammenti di materiale genetico che combacia – come una chiave nella serratura – ad un segmento di gene presente all’interno di un target predefinito. Quando questi frammenti entrano in una cellula e si attaccano al segmento corrispondente, posso inibire o bloccare l’azione del gene target. L’impiego di questo metodo è in aumento, quale strumento nella ricerca bio-medica, ma finora non è mai stato applicato per scopi ambientali. “Gli elementi patogeni, sia di natura batterica che virale, rappresenta una delle maggiori minacce per l’acqua potabile tanto nei Paesi sottosviluppati quanto nei Paesi sviluppati,” dice Sara Morey, responsabile del progetto Ph.D. nel laboratorio di Claudia Gunsch, assistente alla cattedra di ingegneria civile presso la Duke ’s Pratt School of Engineering. “Abbiamo raccolto dati che possono mettere a tacere l’azione uno specifico gene presente in un fungo dell’acqua, che ci porta a credere che la micro-RNA sia una promessa nella creazione di un eventuale strumento per la distruzione di questo gene, per l’impedimento della proliferazione di batteri e virus che si formano nell’acqua”.
La Morey presenta i risultati del suo esperimento il 3 Giugno 2008, durante il meeting annuale dell’ American Society of Microbiology in Boston (Società Americane di Microbiologia, Boston). Oltre a contribuire alla risoluzione dei problemi legati all’acqua potabile nei Paesi sottosviluppati, questo nuovo metodo potrebbe rappresentare una soluzione anche per i Paesi più avanzati, dice la Morey. L ’impiego dei metodi finora utilizzati per il trattamento dell’acqua – cloro e raggi ultravioletti (UV) – può risultare costoso e il risultato del trattamento stesso potrebbe interferire con il sapore e l’odore dell’acqua.
Nonostante questi metodi siano stati applicati per anni, nel momento in cui l’acqua viene introdotta nel sistema di distribuzione alcuni problemi si possono ripresentare: qui, infatti, può venire a contatto con altri elementi patogeni. Per questa ragione, all’acqua vengono aggiunte quantità di cloro superiori al necessario: è necessario assicurarsi che durante il passaggio nelle tubature ne contenga una concentrazione tale da poter neutralizzare tutti gli elementi patogeni che incontrerà. Questo spiega perché chi vive nei pressi degli impianti di depurazione dell’acqua sente maggiormente il sapore e l’odore di composti chimici, rispetto a chi vive più lontano, dicono i ricercatori. Inoltre, il cloro può fare reazione con altri elementi organici presenti nel sistema di distribuzione, causando dannosi effetti collaterali. Se all’interno dell’impianto i raggi ultravioletti sono molto efficaci per la neutralizzazione degli elementi patogeni, non hanno effetto una volta che l’acqua è stata pompata. La Gunsch dice che molti elementi patogeni stanno sviluppando una propria resistenza agli effetti del cloro e dei raggi UV, quindi si necessitano nuove opzioni.
“Noi ci immaginiamo un sistema basato sulla tecnologia iRNA che funzioni dall’esterno, proprio come i filtri comunemente usati.“ dice la Gunsch. “Questo metodo potrebbe riscuotere maggiore successo nei Paesi meno industrializzati, dove non esistono impianti di depurazione dell’acqua. Questa strategia mira a permettere a quei Paesi di ottenere acqua salubre senza dover sostenere i costi legati alle infrastrutture per la depurazione dell’acqua”. I primi prototipi prevedono un filtro intriso di micro-RNA che eliminerebbe gli elementi patogeni al passaggio dell’acqua. Questi filtri dovrebbero venire sostituiti regolarmente, dice la Gunsch , aggiungendo che, secondo lei, sarebbe possibile creare un sistema vitalizio o auto-purificante, che non richiederebbe di essere sostituito.
Attualmente i ricercatori stanno svolgendo ulteriori esperimenti prendendo come target altre regioni attaccate dal genoma di questo fungo. Per provare il concetto dei loro esperimenti, hanno testato l’iRNA su un gene non primario, ma facile da monitorare. Ora stanno testando questo metodo per silenziare o bloccare i geni più implicati nell’azione nociva di questi patogeni.
Stanno pensando di testare questo metodo anche in quelle acque in cui sono contenuti contemporaneamente numerosi elementi patogeni di diversa natura, e vogliono determinare la concentrazione di iRNA ottimale per un buon esito dell’esperimento.
Fonte: Duke University
Fonte: www.disinformazione.it

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mercoledì 11 giugno 2008

Il finto Global Warming è un'opportunità


Il clima sta cambiando? Farà sempre più caldo? Ci sarà sempre meno acqua (potabile)?
Non c'è problema, ci penseranno i colossi del business genetico Monsanto,Bayer,BASF eSyngenta & C. con le loro nuove fantastiche sementi O.G.M. per il global warming.
Aumenteranno la produzione di mais, soia e cotone che in questi ultimi tempi stanno vedendo un'impennata dei prezzi a causa dell'aumento del loro consumo da parte di paesi come Cina ed India ma anche grazie alle varie speculazioni sui contratti di borsa.Il tutto consumando meno acqua.
Parecchi scienziati concordano nell'affermare che il global warming non esiste,o per lo meno non nella maniera che ci viene presentata da Al Gore.
Anche in questo caso sento puzza di speculazione.................
Vi lascio alla lettura di questo articolo che ho trovato molto interessante.

Monsanto brevetta le sementi per il «global warming»
di Maurizio Blondet

Il Salame, dopotutto, non è solo un Salame. Ha appena detto che, dati i rincari alimentari, è venuto il momento di seminare OGM: apparentemente una pura idiozia, dato che le sementi modificate non aumentano i raccolti. Ma forse, Berlusconi era ben informato di quel che si prepara nei laboratori di Frankenstein.

Le grandi firme del business genetico - Monsanto, Bayer, BASF, Syngenta & Co. - hanno depositato insieme ben 532 brevetti di sequenze genetiche «che favoriscono l’adattamento ai cambiamenti climatici» delle piante. Il 49% di questi brevetti sono di due sole ditte, Monsanto e BASF: le stesse mega-corporation che nel maggio 2007 hanno stretto fra loro un accordo di ricerca per sviluppare sementi resistenti a condizioni climatiche estreme, desertificazione, tropicalizzazione, alluvioni, salinità crescente dei suoli. I due colossi ci spendono 1,5 miliardi di dollari.

«Il più grande accordo privato di ricerca mai stipulato», commenta ETC Group, il gruppo di ricerca indipendente canadese che ha denunciato l’accordo (1). Vuol dire che intendono guadagnarci dieci volte tanto. O cento.

«Si concentrano sui geni ‘climatici’ perchè per loro è una occasione d’oro per spingere gli OGM come soluzione al problema del clima», scrive ETC: «Queste tecniche proprietarie finiranno per concentrare il potere della corporations, aumentare i costi, inibire la ricerca indipendente e minacciare il diritto dei coltivatori a farsi le proprie sementi e a scambiarsele».

In altre parole: questa direzione di ricerca così titanicamente finanziata è intesa ad imporre il modello agro-industriale anche nel nuovo clima, proprio mentre la comunità degli agronomi sostiene che, per far fronte ai cambiamenti climatici, la soluzione è il sostegno ai piccoli coltivatori e all’agricoltura autarchica da autoconsumo.

Nell’aprile scorso, un rapporto ONU scritto da scienziati della coltivazione aveva consigliato appunto la seconda soluzione, a misura umana, citando anche vari esempi in cui l’agronomia classica (non ingegneristica) è riuscita a selezionare dei risi che crescono in condizioni di estrema aridità.
Monsanto e le altre si affannano a brevettare praticamente tutte le varietà naturali anche allo scopo di sbarrare il passo alla ricerca da parte di organismi pubblici e ai contadini che, in tante parti del mondo, già da secoli usano sementi adatte al clima estremo.

«Se le compagnie multinazionali controllano i geni-chiave della resistenza alla aridità in culture transgeniche», scrive ETC, «i ricercatori pubblici saranno accusati di violare i diritti di proprietà». La Monsanto è famosa per intentare cause, in cui i suoi eserciti di avvocati di grido esigono risarcimenti miliardari (2).

Infine, la creazione di piante geneticamente modificate resistenti a climi estremi solleva molti problemi scientifici ancora non risolti: il gene introdotto per resistere alla mancanza d’acqua può - come sanno gli scienziati del settore - dare alla pianta anche altre caratteristiche, impreviste. E’ il fenomeno biologico detto «pleiotropia».

Niente da fare: è cominciata la colossale opera di marketing e di lobby per «vendere» la soluzione transgenica al «global warming». Con la distribuzione di grandi mazzette, pardon «contributi alla ricerca», per coinvolgere e tacitare i laboratori pubblici di ricerca più grossi, come il Cimmyt (Centro internazionale di miglioramento del mais e del frumento) e il CGIAR (Gruppo consultivo internazionale di ricerca agricola).

Per esempio, il Cimmyt ha ricevuto 47 milioni di dollari dalla Bill & Melinda Gates Foundation
(il miliardario monopolista di Microsoft) per diffondere gli OGM in Africa. E i Paesi africani si sono visti imporre da USA e Brasile l’obbligo di adottare alberi transgenici (con il pretesto di ricavarne biocarburanti da cellulosa) alla Conferenza per la biodiversità tenutasi a Bonn il 30 maggio scorso. Gli africani volevano una moratoria, per capire l’effetto che questi alberi avranno sull’ecosistema. Niente: devono piantarli, e zitti. E il tutto, in nome della «biodiversità». Evidentemente, gli organizzatori saranno stati «finanziati».

Non manca la grancassa pubblicitaria per il promettente business. In coincidenza con la conferenza FAO per l’alimentazione e l’agricoltura di Roma, Monsanto, dalla sua sede di Saint Louis - ha emanato un altisonante «impegno in tre punti».

La Monsanto si impegna a «raddoppiare la produttività di mais. Soya e cotone nel 2030», a «sviluppare sementi che ridurranno di un terzo le risorse d’acqua e fertilizzanti richieste»,
e «migliorare la vita dei contadini, fra cui cinque milioni dei più poveri, entro il 2020».

I contadini che ci hanno avuto a che fare lo sanno bene: la Monsanto è tutta dedita al bene dell’umanità e al loro. Ma questo proclama non è per i contadini: è la «linea» dettata ai giornalisti liberi e incorruttibili, che dovranno ripetere e ripetere nei loro articoli e reportages. Solo gli OGM ci salveranno dalla fame per global warming, non c’è altra soluzione.

Nei prossimi mesi, fate attenzione a quanti giornali ripeteranno quelle frasi dettate da Saint Louis. Berlusconi, lui, s’è portato avanti: ha fatto il suo spot per Monsanto prima di tutti.Forse crede che la Monsanto s’è ispirata, nel suo proclama, al celebre «Contratto con gli italiani» che il Salame firmò da Vespa, e che sappiamo come è stato onorato? Forse è intima consonanza sul bene da fare al genere umano? Chissà.


1) «Patenting the climate genes and capturing the climate agenda», ETC, maggio-giugno 2008. ETC sta per Action Group on Erosion, Technology and Concentration.
2) Per conoscere i metodi intimidatori praticati da Monsanto, sarà utile leggere «Monsanto’s harvest of fear», di Donald Barlett e James Steele, pubblicato su Vanity Fair il maggio 2008. «Monsanto already dominates America’s food chain with its genetically modified seeds. Now it has targeted milk production. Just as frightening as the corporation tactics - ruthless legal battles against small farmers - is its decade long history of toxic contamination». La Monsanto è dominata dalla famiglia ebraica Shapiro.

Fonte: http://www.effedieffe.com

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mercoledì 4 giugno 2008

Studio viziato tenta di screditare la vitamina D


Studio viziato tenta di screditare l’impiego della Vitamina D nella prevenzione del cancro alla prostata
Traduzione per Disinformazione.it a cura di Stefano Pravato
Link alla pagina originale

Il 27 aggio 2008, il Journal of the National Cancer Institute ha pubblicato una analisi della popolazione sulla correlazione tra il rischio di cancro alla prostata e il livello serico di 25-idrossi vitamina D in persone anziane.1

I risultati dello studio hanno portato gli autori a concludere che la vitamina D non diminuisca il rischio di cancro alla prostata e, inoltre, che maggiori livelli di 25-idrossi vitamina D nella circolazione possano essere associati ad un aumento del rischio di forme più aggressive di cancro prostatico.

Dati i sorprendenti risultati dello studio, e il fatto che altri studi mostrino che livelli elevati della forma attiva della vitamina D hanno forti effetti anti-cancro inibendo nel contempo la crescita e la diffusione delle cellule di questo cancro,234 il team scientifico della Life Extension ha eseguito un accurato esame dello studio in questione.
In questa confutazione, Life Extension esamina con meticolosità i numerosi vizi presenti in questo studio finanziato tramite fondi governativi. Per coloro che non vogliano leggere questi dettagli tecnici, riportiamo di seguito tutto quello che devono sapere le persone che prendano integrazione di vitamina D:

Nello studio, solo il 6.3% degli uomini diagnosticati di cancro alla prostata stavano assumendo almeno 1.000 IU di vitamina D quotidiana dal cibo (solo 49 uomini sul totale di 781 diagnosticati). Inoltre, i livelli sanguigni di vitamina D nei soggetti dello studio erano globalmente talmente bassi da rendere verosimile che la maggior parte dei soggetti non assumesse nessun tipo di vitamina D integrativa.

Pertanto, i risultati di questo studio non hanno nessun rilievo per uomini che stiano assumendo le quantità di vitamina D raccomandate per l’ottenimento di livelli sanguigni ottimali.
Dai sintetici titoli apparsi nei media sembrava che questo studio mostrasse che non ha senso assumere integrazioni di vitamina D, quello che succede in realtà è che i soggetti dello studio non stavano proprio assumendo nessuna integrazione di vitamina D.

Come potete leggere, sono presenti numerosi altri vizi che rendono i risultati dello studio completamente senza significato. Stante la sua pubblicazione in una rivista finanziata dal governo, questo studio dissuaderà molti anziani Americani dal prendere vitamina D, il che è una gran notizia per le compagnie farmaceutiche che vendono medicinali per curare le molteplici malattie degenerative provocate da una deficienza di vitamina D.

Link alla pagina originale contenete l’articolo completo

1. Ahn J, Peters U, Albanes D, Purdue MP, Abnet CC, Chatterjee N, Horst RL, Hollis BW, Huang WY, Shikany JM, Hayes RB; For the Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian Cancer Screening Trial Project Team. Serum Vitamin D Concentration and Prostate Cancer Risk: A Nested Case-Control Study. J Natl Cancer Inst. 2008 May 27.
2. Skowronski RJ , Peehl DM , Feldman D . Vitamin D and prostate cancer: 1,25 dihydroxyvitamin D3 receptors and actions in human prostate cancer cell lines . Endocrinology . 1993 ; 132 ( 5 ): 1952 – 1960.
3. Peehl DM , Skowronski RJ , Leung GK , Wong ST , Stamey TA , Feldman D . Antiproliferative effects of 1,25-dihydroxyvitamin D3 on primary cultures of human prostatic cells . Cancer Res. 1994 ; 54 ( 3 ): 805 – 810.
4. Oades GM , Dredge K , Kirby RS , Colston KW . Vitamin D receptor dependent antitumour effects of 1,25-dihydroxyvitamin D3 and two synthetic analogues in three in vivo models of prostate cancer .
BJU Int .2002 ; 90 ( 6 ): 607 – 616 .

Fonte: www.disinformazione.it

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