mercoledì 21 maggio 2008

Biocombustibili: la strada è quella giusta?

Affamare il mondo di energia di Alessandro Cisilin, Megachip - da Galatea

“Se cominciamo a utilizzare i biocombustibili e questi, anziché ridurre i gas serra, contribuiscono ad aumentarli, si arriva a una situazione folle”. Robert Watson è il primo consigliere scientifico del ministero britannico per l'Ambiente, dopo aver già servito l'amministrazione Clinton e presieduto il “Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico” (Ipcc). E' stato lui a indurre con queste parole il premier Brown a imporre tale tema nell'agenda del prossimo vertice del G8 di luglio a Tokyo e a tuonare contro la direttiva europea del 2003 in materia, entrata in azione il mese scorso...

Essa prevede che la benzina e i diesel debbano contenere almeno il 2,5% di biocarburante, onde arrivare al 5,75% nel 2010 e, nei piani della Commissione di Bruxelles, addirittura al 10% entro il 2020. La posizione di Londra costituisce il secondo pesantissimo altolà levatosi dal Vecchio Continente dopo quello di Berlino, che ha rinunciato all'obiettivo postosi a livello nazionale di raggiungere la proporzione del 10% entro il 2009.

La “ situazione folle ”, in effetti, è già in atto, come ha denunciato la stessa Agenzia Europea per l'Ambiente, notando come i biocarburanti ottenuti con tecnologie di prima generazione non usino la biomassa in modo tale da consentire riduzioni nell'uso di combustibili fossili e nell'emissione di gas serra. Al contrario, sembrano palesarsi danni a catena forse perfino superiori a quelli causati dall'idrocarburo. In termini scientifici, anche utilizzando le fonti a più alta produttività, quali la canna da zucchero, le piantagioni creano un debito di carbonio che richiede almeno diciassette anni per essere restituito. Il debito si estende quarantotto anni per l'etanolo cresciuto sulle terre europee lasciate a riposo, e addirittura a ottocentoquarant'anni per le palme da olio piantate distruggendo foreste tropicali. Perfino l'uso sostitutivo dei residui dei raccolti, quali il fogliame, è tutt'altro che innocuo, in quanto si tratta di nutrimenti essenziali alla produttività del suolo, la cui sostituzione attraverso fertilizzanti implica la produzione di ingenti quantitativi di ossido di idrogeno, un gas ben più devastante della stessa anidride carbonica. In altre parole, solo i grassi già in uso a basso costo e in misura limitata rappresentano un sostitutivo utile ed ecosostenibile dell'idrocarburo.

A richiamare l'attenzione di alcuni governi europei all'allarme lanciato dagli esperti non è un improvviso moto ecologista, bensì la compresenza di un “effetto collaterale” che sta oramai causando uno “ tsunami umanitario ”, per usare le parole della Fao, della Pam, nonché di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Il problema aggiuntivo si chiama carenza nell'offerta mondiale di cibo. Per il Nord del pianeta, esso si percepisce nell'impennata dei prezzi alimentari. Per il Sud significa pesanti carestie e gravi turbolenze sociali. Il rincaro medio è stato dell'83% negli ultimi tre anni, e addirittura del 181% per quel che riguarda il grano, con un'accelerazione del 130% nel solo 2007. Naturalmente, a beneficiarne sono state come sempre le multinazionali anziché i produttori locali, a pagarne il prezzo sono stati tutti gli altri, con scontri verificatisi ovunque, dall'Egitto alle Filippine, da Haiti all'Indonesia, mentre la quantità di cereali prodotti è scesa ai minimi storici dagli anni '80.

A pesare, secondo le organizzazioni internazionali, non è solo la crescente domanda dei paesi emergenti, bensì anche il depauperamento già in corso dei terreni a causa del riscaldamento climatico e del boom delle colture convertite alla produzione di biocarburanti. Ora che la crisi raggiunge i supermercati americani, Bush corre ai ripari ricordandosi dell'aiuto allo sviluppo con uno stanziamento di duecento milioni per l'emergenza alimentare, senza però tornare sui propri passi sull'escalation globale da lui avviata nello sviluppo dei biocombustibili. Analoga l'ipocrisia del governo britannico, che ha chiesto in pompa magna una pausa di riflessione sui nuovi obiettivi europei, ma ha deciso di applicare quelli pregressi. “ E' un'opportunità di investimento nell'energia ”, ha ricordato il Segretario di Stato ai Trasporti Kelly.

acisilin@yahoo.it

Fonte: www.megachip.info

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Un vero artista in 3D

Julian Beever è un artista britannico che crea dei veri capolavori in 3D con il gesso sui pavimenti e marciapiedi dalla metà degli anni '90. E' un vero maestro dell'anamorfismo che è una tecnica che crea un effetto ottico tridimensionale quando si guarda l'immagine da una certa angolazione.
Julian Beever è soprannominato Pavement Picasso.
Guardate qui sotto che spettacolo:







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martedì 20 maggio 2008

La Terra vista dallo spazio

Ho trovato questo bel filmato che merita di essere visto, eccolo:


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lunedì 19 maggio 2008

Enel e Sharp insieme nel fotovoltaico

Enel e Sharp: in Italia la prima fabbrica di pannelli solari

Italia fotovoltaica, promette l'Enel sull'onda della grande alleanza annunciata pochi giorni fa. Insieme al colosso giapponese Sharp, leader mondiale dei pannelli che catturano il sole, si agguanterà il business con una doppia operazione.

Nelle prossime settimane una joint venture a lieve maggioranza Sharp.
Per far nascere tra fine 2009 e inizio 2010 la prima fabbrica in Italia (ma forse sarà più di una) di pannelli dell'ultima generazione, quelli a film sottile di silicio, capaci tra l'altro di assumere forme complesse ben adattandosi anche alle costruzioni esistenti.
All'inizio si assembleranno i moduli fabbricati in Giappone.
Ma dall'anno successivo si farà tutto in casa, per esportare in tutta Europa privilegiando però l'altra operazione prevista dall'accordo: la costruzione, in Italia, di una serie di impianti di generazione elettrica solare che probabilmente troveranno posto nei terreni Enel che circondano le sue centrali "tradizionali", sfruttandone le connessioni alla rete.
Almeno 700 milioni di euro da mobilitare per quest'ultima operazione, per far funzionare entro il 2011 impianti capaci di oltre 160 Megawatt di picco. Non tantissimo, se pensiamo che una singola centrale elettrica tradizionale fa almeno cinque volte tanto. Ma abbastanza per avviare una vera "filiera" nazionale del fotovoltaico. Non di meno si investirà per la fabbrica di pannelli, anche se i parametri economici saranno definiti nei prossimi mesi, quando il memorandum of understanding annunciato ieri mattina dall'Enel potrà sfociare nella joint, con tanto di quote e business plan dettagliato.
Si sa che l'operazione ha tutte le potenzialità del grande affare. Anche perché il trend è teoricamente favorevolissimo al nostro paese, ora costretto a rivolgersi ai fornitori esteri sia per le tecnologie che per i materiali del fotovoltaico (ma nell'eolico è lo stesso). La combinazione tra la più alta dipendenza europea dalle fonti fossili (e dal relativo import) e le caratteristiche impagabili del "paese del sole" ci stano infatti mettendo virtualmente al primo posto nella corsa alla convenienza del fotovoltaico rispetto alla produzione elettrica non rinnovabile.
Nel frattempo gli incentivi pubblici ci sono, robusti. Serviranno (un po' sta accadendo, molto potrebbe accadere nei prossimi mesi) a lanciare l'operazione fino al momento in cui le curve di convenienza si incroceranno.
Cosa che da noi, proprio per la combinazione tra oneri altissimi per gli idrocarburi e "resa" senza pari del sole, dovrebbe avvenire con anticipo rispetto alla media internazionale. Che gli analisti collocano peraltro in un orizzonte temporale ormai vicinissimo: tra il 2010 e il 2020. Ciò grazie ai progressi nell'efficienza e nell'economicità dei pannelli di ultima generazione: il film sottile a tripla giunzione che caratterizza la tecnologia Sharp raffredda i costi di produzione addirittura del 30%.
Federico Rendina

Fonte: www.ilsole24ore.com

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domenica 18 maggio 2008

Scarica musica mp3 dalla Rete con Clickster 1.62

Volete scaricare mp3 in maniera legale? Con questo programmino è possibile farlo!

Una volta installato si può fare una ricerca dei brani che ci interessano in maniera veloce in quanto non usa le reti peer-to-peer ma link diretti ai files.

Ecco le caratteristiche principali:
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  • E' possibile creare ed inglobare in pagine web una playlist con player dei brani preferiti

  • Scarica le tracce audio direttamente su iPod o lettore di files mp3

  • Questo software può funzionare anche direttamente da pendrive USB (chiavetta USB)

E' totalmente legale e sicuro perchè scaricando direttamente dai servers non è possibile lo scambio di virus come tra gli utenti di una rete p2p come e-mule o simili.

Potete scaricarlo da qui.

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