Per non dimenticare.....
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Carlo Bertani articoli@carlobertani.it http://www.carlobertani.it/ http://carlobertani.blogspot.com/ Se ti è piaciuto l'articolo
Ringrazio Fricca del blog Rododentro per l'immagine
di Carlo Bertani – 28 maggio 2008
“Puoi raggiungere risultati altamente superiori con un team molto motivato, che dispone di macchinari vecchi e fatiscenti dislocati in un vecchio capannone, rispetto a quello che riuscirai a raggiungere con un team demotivato e privo di stimoli, che ha accesso alle migliori attrezzature e infrastrutture.”
Reinhold Würth, imprenditore tedesco che ha costruito, partendo da una ferramenta, un’azienda di levatura mondiale, che occupa 51.000 dipendenti e che spazia dai sistemi di fissaggio ai pannelli solari.
A dire il vero, non meriterebbe nemmeno d’interessarsi alle vicende della misera borghesia italiana, tanto è diafana e poco incisiva nel panorama europeo; verrebbe da dire: lasciamo questi poveri parvenu in SUV al loro misero destino, se il loro fato non intersecasse il nostro.
Era tanto tempo che non s’udiva un condensato di bugie e pessime intenzioni – di tal, miserrimo livello – in una relazione di Confindustria: anche gli imprenditori italiani confermano l’andamento “in picchiata” del Paese.
La prima uscita è in perfetta sintonia con il minuto di silenzio, per uno dei tanti poveracci che crepano nei lager italiani definiti “luoghi di lavoro”: de-tassazione degli straordinari! Evviva! Siamo con te – echeggiano – Veltrusconi in sala.
Chi ha un minimo di conoscenza del lavoro, anche un semplice delegato sindacale, dovrebbe conoscere gli studi che da decenni si attuano sul rapporto fatica/lavoro, ossia sulla stanchezza del lavoratore.
Senza entrare troppo nei particolari né ingombrare spazio con grafici, si sa che l’attenzione è vigile nelle prime quattro ore di lavoro, poi inizia a decrescere nelle successive due, mentre nelle ultime due finisce per crollare. Non bisogna essere degli scienziati per capirlo: chiunque lavori od abbia lavorato lo sa.
In un Paese flagellato da anni, sempre più, dalla piaga dei morti sul lavoro, la “bella pensata” è quella d’aggiungere altre ore di lavoro all’orario: dai, che così ti porti a casa una bella “busta”! Insieme alla roulette russa.
Veltrusconi plaude.
Risultato: lavoratori sempre più stanchi, maggior incidenza del rischio.
Per lor signori, invece, gli straordinari significano meno persone impiegate (e, quindi, minori costi fissi) ed un maggior sfruttamento del singolo lavoratore. Ne crepa qualcuno? E beh? Quanti minuti di silenzio si possono fare nelle ventiquattr’ore?
Il denaro può rappresentare certo una motivazione, ma se il lavoratore – proprio perché sono sempre meno e lavorano di più – quando torna a casa ritrova i figli disoccupati o sotto-occupati, che fa? S’attacca ai 200 euro di straordinario?
E veniamo alla seconda “pensata” di Emma. Per scaldare la platea, è sempre utile dare addosso ai fannulloni, che sono identificati con i maledetti statali. Emma non pensa che, così parlando, demotiva ancor più milioni di statali, ma Emma non ha una cultura dello Stato: d’altro canto, la classe imprenditoriale italiana non ce l’ha mai avuta.
Veltrusconi, in sala, ammicca.
Emma, però, non si è nemmeno informata; allora provvediamo noi a fornirle qualche dato, perché qui siamo oramai arrivati alla nota teoria: “dammi tre mezze bugie e ti costruisco una mezza verità”.
Emma e Veltrusconi non sanno (e, da parte di Veltrusconi, è più grave) che
Comunque, ecco i giorni d’assenza, elaborati dalla CGIA di Mestre su quelli forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato:
Ministeri: 14,31
Corpi di polizia: 13,31
Agenzie fiscali: 13,11
Presidenza del Consiglio: 12,95
Regioni e nelle Autonomie locali: 12,73
Enti non Economici: 12,69
Sanità: 12,40
Enti di ricerca: 11,38
Regioni a statuto speciale e le province autonome: 7,31
La media ragionata, sulla base dei dipendenti in servizio nelle varie amministrazioni eseguita dalla CGIA di Mestre, è di 11,54. Quella dei lavoratori metalmeccanici del settore privato è di 9,6. Differenza: 1,94 giorni l’anno – meno di due giorni! – per un costo di circa 4 miliardi di euro, non 14 come aveva urlato il Lucherino. Va bene che gli zeri davanti non contino nulla, ma gli “
Evidentemente, Lucherino, Emma & Veltrusconi hanno bisogno di qualche ripetizione in Matematica: oppure, dovrebbero tornare a scuola “d’onestà”, visto che i dati sono ufficiali, emanati dalla Ragioneria Generale e disponibili per tutti sul Web.
E due.
Il terzo boccone è di quelli ghiotti, perché Emma si lancia nell’agone energetico: e facciamo ‘sto nucleare! Berlusconi fa finta di dire sì, Veltroni finge di dire no. Ad entrambi, frega assai poco: lasciamola dire. Scajola assicura che sarà posata la “prima pietra” di quattro centrali entro pochissimi anni. All’uomo che osò definire “un rompicoglioni” Marco Biagi, a cadavere ancora caldo, avremmo molti consigli da dare sul come utilizzare quella prima pietra. Ne basterebbe una.
Abbiamo però una buona notizia da fornire ai tanti, infervorati sostenitori dell’atomo: il problema delle scorie è stato risolto!
Non possiamo, ovviamente, rivelare qui le nostre fonti, ma possiamo assicurare che esiste già l’assenso di un Comune italiano per la custodia del materiale nucleare esausto prodotto dalle centrali.
Possiamo rivelare solo il nome del comune: nulla più. Ovvio: c’è il segreto di Stato su tutto, oramai, anche sul rubinetto del gas sul balcone. Lo vuoi spostare? Ti mandano il SISMI.
L’ameno borgo appenninico di Vattelapesca ha già assicurato patron Berlusconi che, grazie ad alcune provvidenziali caverne, sarà possibile stivare nelle profondità della terra tutte le scorie, in modo sicuro e per sempre.
Silvio si è commosso: ha promesso al Sindaco che costruirà nel comune di Vattelapesca Milano 12 e – per almeno un decennio – dagli studi TV che costruirà nella città satellite s’esibiranno ogni sabato sera Maria de Filippi, Mariano Apicella e Mara Carfagna. Come soubrette, ovviamente. Perché: fa dell’altro?
I costi per la ristrutturazione delle caverne sono stati stimati in circa 2,4 miliardi di euro: tutto sommato, un terzo del Ponte di Messina. Un affare: tanto, pagheranno i nostri figli e nipoti.
Un vero e proprio fremito di gioia ha colto la lobby nucleare: pare addirittura che il professor Franco Battaglia, pasdaran dell’atomo, voglia esibirsi in un brano soul intitolato “My sweet reactor”.
I costi dell’impresa sono stati “girati” sulla scrivania di Tremonti il quale – in compagnia dell’inseparabile calcolatrice a manovella – li sta esaminando. Anche qui, grazie ad una “gola profonda”, siamo riusciti a sbirciare.
Le centrali in costruzione saranno quattro, ciascuna per una potenza massima di 1.350 MW: complessivamente 5.400 MW di nuova potenza elettrica, circa 1/10 se la calcoliamo sui picchi di richiesta della rete.
La potenza totale annua che si riuscirà ad ottenere – 24 ore su 24 per 365 giorni – sarà di 47.304.000 MWh, che sarà disponibile per circa 25 anni. Oddio, le moderne centrali durano anche di più, ma dobbiamo considerare i notevoli costi di manutenzione delle stesse su lunghi periodi. Insomma (forse) le attenuanti compensano (difficilmente) le aggravanti.
Quanto renderanno?
Qui, la materia è complessa. I costi del nucleare dipendono in gran parte da chi si assume l’onere dell’arricchimento dell’Uranio: se, come in Francia, sono i militari a farlo, una bella fetta dei costi sembra scomparire. In realtà, cambia solo capitolo di bilancio e viene “spalmata” sulla fiscalità generale.
Altri Paesi, come
L’Italia, non avendo armamento nucleare, s’avvicinerebbe forse di più alla Germania, ma siamo ottimisti: 100 euro il MWh e non ne parliamo più.
Di conseguenza, in quei 25 anni le centrali renderebbero 118.260.000.000 euro di controvalore, ossia circa 118 miliardi di euro.
Fin qui, tutto bene e Tremonti si strofina le mani. Poi, si passa ai costi.
Tremonti non valuta l’andamento del prezzo dell’Uranio – in crescita esponenziale – perché non è suo compito, e nemmeno s’interessa alle stime della IEA[2]: circa 40 anni d’Uranio a questi prezzi ed agli attuali consumi, poi si va al raddoppio (sempre che i cinesi non si “mangino” tutto) per altri 40 anni. Quindi, fine dell’Uranio.
Ovviamente, un sito così importante richiede un’attenta sorveglianza militare: almeno un paio di compagnie più il comando e la logistica. Una cinquantina di dipendenti civili (amministrazione, mensa, comunicazioni, ecc) e siamo a duecento persone, dal fantaccino al grande dirigente.
Ci sono poi i costi fissi per la manutenzione e le compensazioni che il comune di Vattelapesca ha richiesto e che sono state – per ovvi motivi politici – subito accettate.
Riassumendo:
Potenza prodotta in 25 anni: 1.182.600.000 MWh
Controvalore economico: 118 miliardi di euro.
Spese annue:
Stipendi annui (3000 euro mensili medi lordi): 7.800.000 euro
Compensazioni richieste da Vattelapesca: 180.000 euro
Spese di manutenzione (automezzi, energia, comunicazioni, ecc): 45.000 euro
Per un totale di 8.045.000 euro, circa 8 milioni annui. Beh, poteva andare peggio – pensa Tremonti – prima di verificare gli anni di spesa.
Gli anni di spesa sono circa 20.000 – legge dal foglietto che gli ha lasciato Scajola… – e facciamo ‘sta moltiplicazione…
Rattle, rattle, rattle…
Fanno 160.900.000.000 euro, 160 miliardi, quasi una volta e mezza il ricavato d’energia. Tremonti fa spallucce: saranno cavoli dei futuri ministri economici.
Ciò che c’è di veramente allucinante in questa follia è quel numero – 20.000 – che corrisponde a grandi linee al tempo di decadimento delle scorie. Se le centrali inizieranno a funzionare nel 2025 e termineranno – poniamo – nel 2050, nel 22.050, finalmente, a Vattelapesca potranno chiudere baracca e buttare tutto nel cassonetto.
Ma, qualcuno si rende conto di cosa sono 20.000 anni?
Se riflettiamo sulla storia che conosciamo – a partire da tradizioni scritte convincenti – pur esagerando, non giungiamo a 2500 anni. Di questi due millenni e mezzo, solo gli ultimi 200 anni sono stati, in qualche modo, “tecnologici”.
Con una “bordata” alla platea degli imprenditori italiani, Emma non racconta ciò che succederà a Vattelapesca nei prossimi 20.000 anni. Potremmo azzardare:
Nel 3456 un terremoto distrugge l’impianto: ricostruzione totale.
Nel 4215 l’Unione Africana attacca dallo spazio e colpisce Vattelapesca, insieme ad altre 80 città italiane.
Nel 13467 un’epidemia sconosciuta falcia la popolazione ed il sito viene abbandonato…
Siamo alla completa follia.
Qualcuno potrà azzardare che si troveranno altre soluzioni…che nasceranno nuove tecnologie…bla, bla, bla…la realtà, è che oggi questo è lo stato dell’arte, non altro. Vattelapesca forever.
Nessuno, ovviamente, riflette un solo secondo sul significato reale di “20.000 anni” e nemmeno si sogna di comunicare che, negli USA, la produzione eolica reale (non la potenza di picco) ha superato di gran lunga quella nucleare. Che
Nei cantucci, qualcuno inizia a far conti: se sommiamo i 7 miliardi del Ponte con i 14 della TAV, più…quanto le centrali? 6-8? Bene! E Vattelapesca? Peccato, solo 2 miliardi…comunque…somma: sant’Iddio, che manna!
E tre: questo è il livello di chi dovrebbe guidarci.
Intanto, in platea, Veltrusconi gongolano e si scambiano battute: «Hai visto, io, con Maroni? 61 anni e 36 di contribuzione!» Attacca Berlusconi. «Niente da fare, amico mio, ti ho battuto con il “mio” Damiano: 62 anni e 37 di contribuzione!», risponde il Veltro. «Siamo una bella squadra», conclude il Berlusca.
La nostra rampante presidentessa ascolta, e riesce ad intendere qualche brandello del dialogo. Qui – pensa – con quei due che blaterano sulle pensioni, corro il rischio di giocare la parte della bella statuina. Supera allora il grande Houdini e rilancia: «Le pensioni? Fine dell’età fissa per andarci (come se esistesse ancora…): “indicizziamo” la pensione alla previsione di vita!» Scroscio d’applausi. Sì, qualcuno aggiunge: così le donne – in una sola “botta” – aumentano d’almeno dieci anni!. Risate, pacche amichevoli: l’atmosfera si galvanizza.
Un tempo s’indicizzavano i salari, ossia la ricchezza prodotta, oggi t’indicizzano gli anni che ti restano da vivere. Ogni anno, l’occupazione nelle grandi imprese decresce pressappoco dell’1% e la produttività, ossia la ricchezza prodotta, cresce dell’identico valore: se vent’anni fa, con 100 operai si costruivano 100 automobili, oggi con 80 se ne fanno 120. Ci saranno pure i costi d’investimento, ma il rapporto fra le retribuzioni degli operai e dei dirigenti è passato da 1:100 ad 1:7000. Traccia evidente delle tasche nelle quali vanno a finire quelle 20 automobili in più, ed il risparmio di 20 operai.
Un anno fa la benzina costava 1,25: adesso 1,50. La pasta 60 cent il pacco, oggi la stessa confezione costa 90 cent. Veltrusconi tace: qui, è meglio non parlare di “indicizzazione”…
In questa “indicizzazione” della vita delle persone c’è tutta la protervia e la spocchia della razza padrona: noi siamo i proprietari delle vostre vite, del sangue e della linfa che scorre nei vostri corpi e ce la aggiudichiamo a colpi di riforme scritte dai nostri lacché veltrusconiani.
Non esiste più una semplice vita, così, senza aggettivi: esiste solo una vita lavorativa, produttiva, fruttifera (per noi eletti). Non può esserci decrescita, scelta, contrazione d’inutili consumi: no, più orpelli sugli scaffali dei supermercati, più vita smarrita fra le catene di montaggio, più soldi per noi e per le nostre banche. Veltrusconi tace ma gongola: sa che avrà la giusta mercede, i trenta denari della tradizione.
La razza padrona finge d’essere il “motore” della Nazione, dimenticando che – senza i muratori – Michelangelo non avrebbe mai costruito la cupola di San Pietro.
Cos’ha costruito questa generazione di padroni del vapore? Ricordo anni lontani, quando ad Ivrea esisteva un’azienda in grado di produrre processori e software almeno di pari livello rispetto alla IBM americana. IBM varava il processore 286, Olivetti rispondeva con l’M24, diventando il secondo produttore mondiale di PC. Passano gli anni e, oggi, ad Ivrea gli stabilimenti Olivetti si sono trasformati nella solita archeologia industriale abbandonata: vetri rotti, ruggine, abbandono, dove un tempo gli Olivetti avevano costruito addirittura gli asili nido interni – tutto vetro, affinché i bambini potessero avere il meglio – per aiutare, e di conseguenza motivare, le loro maestranze. Quella era gente che poteva stare al livello di Reinhold Würth.
Quel che poi è avvenuto ha nome e cognome: Carlo de Benedetti, grande boiardo di Stato, capace d’acquistare
De Benedetti dapprima trasformò un’attività produttiva – Olivetti – in una società di servizi, Omnitel, che infine divenne Vodafone. Si potranno raccontare mille storielle sulla vicenda de Benedetti, ma la realtà è una sola: l’ingegnere torinese, per Ivrea, è stato peggio di Gengis Khan. Deserto.
L’altro bravo messere è morto suicida (almeno, questa è la verità ufficiale), ma vale la pena di ricordare come Raul Gardini riuscì a distruggere la chimica italiana in pochi anni di corruzione e d’incompetenza, a braccetto della classe politica dell’epoca, con l’affaire Enimont. Sono lontani i tempi dei premi Nobel per
Poi, per decenni, lor signori sono andati a braccetto con la classe politica per il “sacco” dei fondi europei: con l’abile trucco d’assegnare alle Regioni la concessione dei fondi – le quali coinvolsero poi le Province – si riuscì a non dare una sola moneta senza, in cambio, ricevere qualcosa. Oggi, mentre Spagna ed Irlanda hanno mantenuto allo Stato la concessione dei fondi, possiamo osservare i risultati: capannoni abbandonati, costruiti in fretta per acchiappare i soldi, per avere i finanziamenti. E dopo?
Dopo…pagheremo un buon avvocato, se necessario, ma il più delle volte non ce n’è stato bisogno. Se un De Magistris scopre l’inghippo – la questione dei depuratori in Calabria, storia di fondi europei – si caccia il magistrato. L’imperativo è uno solo: prendi i soldi e scappa.
Ci sono anche bravi imprenditori, onesti e fantasiosi, che cercano di trasferire nella realtà il parto del loro ingegno: il più delle volte, si vedono surclassati dal furbacchione di turno che cerca solo appoggi politici. Il grave problema – tutto italiano – è che non sono certo questi imprenditori ad essere spalleggiati da Emma: l’interlocutore è, sempre, il potere politico colluso. Se Reinhold Würth è partito da una ferramenta ed ha costruito un impero, anche i Tanzi sono partiti da una salumeria: il primo si è espanso anche nel settore del fotovoltaico ed ha creato un’ampia collezione d’arte. Il secondo, ha finito per falsificare certificati di credito con lo scanner.
Questa è la differenza fra una classe imprenditoriale – che guadagna, certo, per i rischi che corre e per le energie che investe nell’impresa – ed una di zecche lustrate a festa, solo buone a succhiare il sangue della nazione. Qualcuno s’è accorto che, con la de-tassazione degli straordinari, avverrà semplicemente che parti di produzione verranno spostate dall’area dell’orario normale allo straordinario? In pratica, elusione fiscale occulta.
Perché tutto ciò può continuare di fronte alla platea degli italiani i quali, ordinatamente, si mettono in fila – almeno 70 su 100 – per approvare Veltrusconi e i suoi Casini?
Hanno ragione quelle voci che stanno gridando da tempo – ciascuno con modi e stili diversi – al naufragio dell’informazione: Travaglio, Grillo, Barnard…
Il cortocircuito inizia nelle redazioni dei giornali e delle TV, nell’assurda catena di “supervisori” che un giovane deve superare per essere ammesso alla professione: in pratica, c’è sempre qualcuno che deve garantire per te, altrimenti sei fuori.
Quando, finalmente, il giornalista approda ad una scrivania, per anni avrà sempre un direttore responsabile che gli terrà il fiato sul collo: quando reagirà, finalmente, come i cani di Pavlov, allora riceverà la sua poltrona di comando.
Se qualcuno, poi, sgarra, sono pronte le contromisure: qualcuno ricorda perché
In questo modo, la classe politica e quella imprenditoriale possono progettare, allenarsi ed eseguire i pessimi concerti che ci ammansiscono: perché non c’è contraddittorio, opinione a confronto, nulla.
E, attenzione: potremmo affermare che l’intera Europa è prigioniera del potere finanziario che si sostanzia in queste performance. Solo in Italia, però, la rappresentazione va in scena con una scenografia, oramai, sudamericana. Per quel che era il Sud America vent’anni fa.
Mediocri capitani d’industria hanno bisogno di pessimi politici, i quali si servono di sedicenti giornalisti per raccontare montagne di balle. Voilà, signori: il pranzo è servito.
[1] Fonte: Romanello, Lo Monaco, Cerullo, I veri costi dell’energia nucleare, Pisa, 2006 (pdf).
[2] International Energy Agency.
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L’investimento su Navigenics da parte del gigante della ricerca su Web è un’ulteriore prova del fatto che vuole puntare tempestivamente sulla mappatura genetica direct-to-consumer.
Il co-fondatore di Google Larry Page pronuncia un importante discorso all’ International Consumer Electronics Show il 6 gennaio 2006 a Las Vegas, Nevada.
di Marjorie Backman
Il tuo DNA finisce nel regno delle ‘informazioni a livello mondiale’, e sembra che Google (GOOG), come parte della sua missione aziendale, stia cercando di organizzare anche questo. Il gigante di Internet ha ricevuto una cattiva stampa nel 2007 quando investì almeno 4.400 millioni di dollari (BusinessWeek.com, 29/11/07) in una compagnia specializzata nella mappatura del DNA, 23andMe, che fu avviata da Anne Wojcicki - la moglie del co-fondatore di Google Sergey Brin - e dal suo socio in affari.
L’interesse di Google per il DNA non finisce qui. Sta investendo del denaro anche in una seconda startup di mappatura del DNA nella Silicon Valley, Navigenics. La compagnia è anche sostenuta dalla brillante società di venture capital Kleiner, Perkins, Caufield & Byers. Per uno sputo di saliva e 2.500 dollari, i risultati del tuo test genetico sono inviati in maniera sicura sullo schermo del tuo computer con le probabilità genetiche relative a 18 condizioni mediche, dall’Alzheimer alle artriti reumatoidi e diversi tipi di cancro. Navigenics punta ad aumentare la prevenzione di malattie fornendo agli utenti informazioni sul loro DNA che loro possono condividere con i propri dottori. L’indirizzo di privacy della compagnia consiste nel criptare le identità degli utenti, e trasmetterle solo qualora ritenga abbiano i requisiti di studi genetici scientificamente sensati. La società offre anche consulenza genetica.
Nello stesso modo in cui ha investito in 23andMe, Google vuole mettere una prima quota in un mercato nuovo e potenzialmente vasto relativo ai dati genetici. "We are interested in supporting companies and making investments in companies that [bolster] our mission statement, which is organizing the world's information and making it universally accessible and useful," Google spokesman Andrew Pederson say"Noi siamo interessati a sostenere e a fare investimenti in società che [rafforzano] il progetto della nostra missione, che è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e utili", ha affermato il portavoce di Google, Andrew Pederson
Non rivelate le proporzioni dell’investimentoChiamando 23andMe un esempio di compagnia “che genera un’intera nuova serie di informazioni che interessano una vasta gamma di persone," Pederson sostiene che Google voglia estendere le proprie capacità di ricerca ad un test genetico. Il percorso esatto e i profili dell’affare commerciale dell’emergente mercato di test sui geni resta da chiarire, ma se Navigenics funziona “genererà una quantità consistente di un nuovissimo tipo d’informazione di un valore potenzialmente di vasta portata" sostiene Pederson. "Sentivamo che era importante inserirsi adesso, al primo stadio, per capire meglio l’informazione generata da questo campo che si muove velocemente."
Se la mappatura genetica risulta popolare, la nascente tecnologia è di giovamento ad Affymetrix (AFFX), che non solo ha investito in Navigenics ma realizza anche il sistema GeneChip usato nel test e gestisce il laboratorio che Navigenics usa per analizzare il DNA degli utenti. Altri ex allievi di Affymetrix occupano posizioni chiave in entrambe le startup di test sui geni: Sean George è dirigente di servizio e Stephen Moore è consulente principale a Navigenics; Linda Avey co-dirige 23andMe. Anche un ex presidente di Affymetrix, Sue Siegel, è a bordo di Navigenics.
L’interesse di Google nella compagnia sembra essere puramente finanziario. Sia Navigenics che Google si rifiutano di rivelare le dimensioni dell’investimento. "Nonostante Google sia un investitore finanziario in Navigenics, non hanno accesso ai nostri dati; noi non facciamo pubblicità" dice Amy DuRoss, responsabile della politica e degli affari alla Redwood Shores (Calif.)- di base a Navigenics.
Accalappiare lo star power a SoHo
I tentativi di Google di affermarsi nelle tecnologie di mappatura genetica "potrebbero dire più riguardo Google e la sua direzione aziendale e questa particolare fetta dell’area della biotecnologia piuttosto che su Google come azienda," osserva Scott Kessler, un analista azionario per della Standard & Poor che segue Google. (S&P, come BusinessWeek, appartiene alle aziende della McGraw-Hill (MHP)). Brin e il socio Larry Page "hanno interessi che vanno ben oltre il business della ricerca su Internet e perfino oltre il business dei media online."
Le notizie relative all’investimento di Google arrivano mentre l’azienda di mappatura genetica conclude un lancio di un prodotto di quasi due settimane con un dibattito pubblico di esperti e uno storefront pubblico a Manhattan nella sezione chic di SoHo. Accalappiando lo star power, grandi nomi nella finanza e nella politica – per non menzionare un piccolo lancio pubblicitario da una Internet powerhouse — Navigenics spera che la sua nuova Health Compass diventi lo strumento di svolta per inaugurare una nuova era di sanità personalizzata e preventiva.
"Su tutte queste nuove svolte genetiche c’è sempre qualche resistenza a livello culturale," ha sostenuto l’ex Vicepresidente Al Gore, nuovo socio della Kleiner Perkins, l’8 aprile a un dibattito pubblico di esperti patrocinato da Navigenics circa il potenziale del prodotto. "E quindi quando c’è una valutazione del valore inerente, se l’etica è corretta, se la cultura circostante è appropriata, allora si apre appunto un varco. Credo che questa compagnia lo avrà senza difficoltà." Gore è anche un amico personale del co-fondatore della compagnia, il dottor David Agus, che lui ha chiamato ‘uno che fa miracoli’, e l'ex principale consigliere interno di Gore, Greg Simon, dirige il gruppo di esperti che si occupa dell’etica e della politica della Navigenics.
Un chi è chi dei Venture Capitalists
Agus, direttore dello Spielberg Family Center for Applied Proteomics al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, si occupa di celebrità di Hollywood, dei reali sauditi, e di altre persone ricche, ma concepisce la società come un modo per evitare le malattie costose. Spera che Navigenics ispiri una rivoluzione sanitaria dalle masse, fornendo direttamente informazioni vitali ai consumatori, che a loro volta mobiliteranno i propri dottori. "Partire dal singolo individuo è il modo in cui cambieremo i dottori," dice Agus, "ed è il modo in cui cambieremo la medicina e i costi della sanità, eccetera— prevenzione della malattia."
Da novembre, altre due società hanno offerto ai consumatori test genetici basati sul Web. Mountain View (Calif.)-di base a 23andMe dà ai consumatori i loro dati genetici non elaborati così che essi possano esplorare la propria discendenza, la possibile predisposizione a malattie, oppure partecipare ad una rete di servizi sociali con altri utenti che desiderano condividere i propri profili genetici. E deCODE Genetics (DCGN), di Reykjavik, Islanda, cataloga i rischi genetici per 26 malattie e condizioni, fornisce dati relativi alla discendenza, e permette agli utenti di condividere le informazioni con altri. (Un portavoce di A deCODE sostiene che Google non possiede una partecipazione azionaria nella compagnia).
Un chi è che del mondo venture-capital sta rinforzando Navigenics. La startup ha completato il suo secondo round di conversione di un finanziamento a novembre, raccogliendo più di 25 milioni di dollari da Kleiner Perkins, Sequoia Capital, e Mohr Davidow Ventures. Mari Baker, un ex "responsabile-in-sede" alla Kleiner Perkins ed ex direttore generale di Intuit (INTU), è amministratore delegato di Navigenics. MDV ha anche finanziato 23andMe ma quella relazione è finita. Tra gli investitori individuali invece Scott Cook, un co-fondatore di Intuit, e il dottor Lubert Stryer, vincitore della National Medal of Science nel 2006, consulente per Affymetrix e professore emerito di neurobiologia alla Stanford University. La scuola è stata anche un primo investitore in Navigenics.
Progettare la competizione/gara/concorrenza
Stranamente, Navigenics e 23andMe non si considerano rivali. DuRoss di Navigenics afferma "23andMe ha adottato l’approccio di fornire un aspetto divertente, sociale e ancestrale al vostro DNA,"aggiungendo che la sua società "ha considerato l’idea che la scienza, l’utilità clinica, e l’abilità di fare qualcosa per la vostra salute sia di estrema importanza."
Wojcicki, in un’e-mail a BusinessWeek, ha detto "23andMe guarda alla genetica in modo olistico," aggiungendo, "Gli individui vogliono comprendere la componente della salute dei loro geni, ma vogliono anche la propria discendenza e confrontarsi con altri individui. Noi lavoriamo con un eccezionale comitato scientifico di consulenza [e] abbiamo concluso …che l’utilità clinica della maggior parte di queste informazioni è ancora sconosciuta. Speriamo che col tempo... avremo una comprensione maggiore di come queste informazioni potrebbero essere usate in una struttura clinica."
Nonostante tutte le sue promesse, il più grande ostacolo al test direct-to-consumer può essere la resistenza della comunità medica. L’American College of Medical Genetics raccomanda che "un professionista di cura della prevenzione sanitaria bene informato sia coinvolto nella gestione di test genetici basati sul DNA," ha scritto il presidente Joe Leigh Simpson in un e-mail. "Solo perché un test esiste non significa che sia adatto a tutti," ha affermato. "Molti dei nuovi test sul DNA che valutano la predisposizione a malattie possono fornire soltanto un rischio relativo, non una diagnosi assoluta."
Backman è un scrittore indipendente a New York City.
Fonte: http://freenfo.blogspot.comArticolo originale: Google Wants to Index Your DNA, Too
Traduzione a cura di Giuraffa, che ringrazio per l'opera titanica ed estremamente difficile.
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Gli autisti inglesi di autobus collezionano campioni di saliva dei passeggeri
A Londra gli autisti di autobus sono stati equipaggiati di kit per prelevare la saliva dei passeggeri. Secondo la polizia metropolitana, questo aiuterà a prevenire e diminuire gli episodi di oltraggio agli stessi autisti. Ovviamente i campioni di DNA prelevato dalla saliva verranno inseriti nel grande archivio statale, dal quale sarà possibile risalire alle persone implicate. Questo perché molti autisti vengono colpiti dagli sputi di alcuni passeggeri. Per cominciare mi verrebbe da chiedere, per quale motivo i passeggeri (“certo sicuramente squilibrati e ubriachi”, roba da matti) debbano sputare contro gli autisti. Successivamente vorrei capire quale eminente scienziato abbia coniato tale soluzione. Sembra strano prelevare un campione di DNA per un tale motivo, forse l’esasperazione delle politiche di sicurezza europee, non hanno altro modo per catalogare i cittadini. Questa assurda rincorsa alla schedatura di ogni individuo comincia a delineare gli scenari futuri. Sicuramente il prossimo passo sarà quello di formare i medici di base, equipaggiati con attrezzature da scena del crimine, per prelevare campioni biologici nelle nostre visite private. Rimango dell’idea che il problema sicurezza serve solo come incubo da inculcare nelle menti dei cittadini ignari, per averne il controllo di corpo, anima e mente. A quando il risveglio delle coscienze?
Fonte: http://freenfo.blogspot.com
Articolo originale: Bus drivers take saliva samples
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