giovedì 17 luglio 2008

Insieme a Trino contro il nucleare


(Nella foto, la diffusione della nube radiottiva di Chernobyl nel 1986)

INSIEME A TRINO SABATO 19 LUGLIO ALLE ORE 16 CONTRO IL NUCLEARE DI IERI, DI OGGI E DI DOMANI

Il nuovo governo Berlusconi vuole riesumare il cadavere sepolto del nucleare italiano, infischiandosene del referendum abrogativo del 1987 e del fatto che nei Paesi più avanzati del mondo si sta pensando di smantellare le centrali nucleari, non certo di costruirne di nuove.
Dobbiamo opporci a questo ennesimo scempio ambientale e ai suoi impliciti sprechi di risorse pubbliche (che andrebbero investite nelle energie rinnovabili) che mette a rischio la salute e la vita di milioni di persone.

DICIAMO NO AL NUCLEARE DI BERLUSCONI, tutti insieme:

Il ritrovo a Trino è previsto per le ore 15 in piazza Dante, davanti alla stazione ferroviaria. Alle ore 16.00 si muoverà un corteo che, partendo da piazza Dante (stazione FF.SS), percorrerà corso Roma, Piazza Martiri della Libertà; corso Galileo Ferraris, viale fratelli Brignone, e la strada statale di Pontestura fino ad attraversare il ponte sul Po (dal quale si vede la centrale nucleare "Enrico Fermi" in primo piano), con successivo ritorno in piazza Dante...

L'iniziativa è organizzata da:
Gruppo “Senza sede” di Trino,
Centro del Sole di Verbania,
Comitato antinucleare di Bosco Marengo,
Forum Ambientalista del Piemonte,
Gruppo ambientalista “Salix alba” di Saluggia,
Legambiente Casale,
Legambiente Vercelli,
Legambiente Piemonte e VdA,
Pro Natura del vercellese,
Pro Natura Piemonte.

Le prime adesioni alla manifestazione sono state di:
Legambiente di Piacenza (Caorso),
Coordinamento dei Comitati della Fraschetta (Alessandria),
Associazione Uniti a Sinistra del Piemonte,
PRC Federazione di Piacenza,
PRC Comitato regionale del Piemonte,
Sinistra Casalese di Casale Monferrato

(per ulteriori adesioni segnalare via e-mail a questo indirizzo: ggodio AT tiscali.it , attenzione all'antispam)

Vi aspettiamo !!!

Gian Piero Godio
per Legambiente e Pro Natura del Vercellese

www.enricomoriconi.it
www.promiseland.it

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mercoledì 16 luglio 2008

Nuvole nere all'orizzonte


Fannie e Freddie
Fannie e Freddie sono due istituti di credito degli Stati Uniti. Vendono mutui immobiliari.
Sono come Ginger e Fred, ma non ballano su un set cinematografico. Danzano sul baratro del fallimento. Le loro azioni sono crollate nel mese di luglio.
In caso di bancarotta Fannie e Freddie lascerebbero un buco di 5000 miliardi di dollari, la metà del debito pubblico americano.
Dovrebbe intervenire lo Stato nazionalizzandole con un automatico aumento del costo del denaro e delle tasse. In Italia è come se fallisse contemporaneamente la maggior parte delle imprese quotate in Borsa.
Fannie deve rimborsare 216 miliardi di dollari entro un anno, Freddie un po’ di più, circa 291 miliardi. I soldi non ci sono. Per due motivi. Le rate dei mutui non vengono più pagate e nessuno sottoscrive nuovi mutui. In sostanza il mercato immobiliare non c’è più.
La gente non ha più soldi e il costo del denaro è salito. Inoltre, il valore delle case è crollato e le banche sono piene di case ipotecate. Nella pancia dei bilanci delle banche ci sono ancora immobili valutati al valore precedente alla crisi dei “subprime”. Le banche non vogliono svalutare, alcune non se lo possono permettere, il loro valore azionario crollerebbe.
Fannie e Freddie rappresentano uno tsunami finanziario che in un modo o nell’altro arriverà da noi. I prezzi degli immobili in Italia sono drogati da un cartello di società immobiliari. Il centro delle città non ha più scopi abitativi, ma di lucro. Il prezzo degli appartamenti non ha alcun legame con la realtà.
Le società immobiliari stanno da tempo, in uno strano silenzio dei media, perdendo il loro valore in Borsa. Da gennaio 2008 le prime nove società del settore hanno perso 2,4 miliardi di euro, circa la metà della loro capitalizzazione. Pirelli Real Estate, un po’ di più della media: il 57,82%. Il crollo del mercato immobiliare in parte c’è già stato.
Chi aveva un euro di azione a Natale, si ritrova con 50 centesimi prima delle vacanze.Il valore delle case è mantenuto alto in modo artificiale. Le grandi città sono invase da cartelli di vendita e di affitto e intanto si costruiscono sempre nuovi alloggi in periferia.La cosa strabiliante è che la crisi vera non è ancora arrivata. Negli Stati Uniti le banche a rischio fallimento sono circa 90. Una, Indy Mac, ha chiuso venerdì.
Il terzo fallimento negli Stati Uniti per importanza del dopoguerra.
Le file della gente che ritirava i risparmi sono la fotografia della situazione.

Qualche consiglio: non comprate immobili, non fate debiti, non accendete nuovi mutui, se potete estinguete i mutui che avete, non comprate titoli di società immobiliari, non comprate fondi con titoli di società immobiliari. Fannie e Freddie stanno arrivando.

fonte: http://www.beppegrillo.it/

Qui sotto potete vedere i risparmiatori clienti della Indy Mac Bank in fila per tentare di ritirare i propri risparmi! Non vi ricorda l'Argentina??




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lunedì 14 luglio 2008

Messaggi subliminali

Ormai non bisogna più stupirsi di nulla, lo so, ho scoperto l'acqua calda.
I messaggi subliminali sono ormai da tempo nascosti ovunque. Eravamo già abituati a trovare pubblicità occulte in vari films e spot pubblicitari ma quando vedi che pure la Walt Disney, amata da milioni di bambini per i suoi fantastici cartoni animati, nasconde nei frames dei filmati scritte come "sex" oppure immagini di "donne nude con il volto del diavolo" come nel cartone di BIANCA E BERNIE ti cascano veramente le p...e! PLIN! PLIN! ( arghh, anche questa è pubblicità occulta!).
E' veramente un'indecenza vedere che questi "signori del messaggio subliminale" infilano nei cartoni animati, e non solo, immagini che comunque non sono adatte ad un pubblico di non adulti come simboli fallici o donne nude con il volto di satana, oppure varie scritte da sex, hell etc...
La Walt Disney, solo per non affrontare un processo per satanismo, ha pagato qualcosa come 70 milioni di dollari!
Voi cosa ne pensate??
Vi posto qui sotto due contributi per approfondire l'argomento.





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venerdì 11 luglio 2008

Iran: la guerra si avvicina


Sembra proprio inevitabile, Bush deve per forza invadere l'Iran.
E si, perchè è proprio cattivo e così temibile che alla fine se non viene fatta un'altra guerra preventiva chissà cosa potrebbe combinare.
E' chiaro che anche stavolta le motivazioni sono ben altre. Come è già successo per l'Iraq assisteremo anche in questo caso a delle non-scoperte come le presunte armi di distruzione di massa di Saddam? Per poi vedere in mondovisione Bush e l'allora amichetto Blair dover ammettere che le armi di Saddam non esistevano. Che furbizia! Che figure!
E il bello è che questi signori credono davvero che tutta l'opinione pubblica si beve tutte queste storie!
Mi viene ancora in mente quando qualche anno fa in televisione hanno mandato la notizia che è stato visto il Mullah Omar ( braccio destro di Bin Laden ) scappare in moto(arghh!) al confine con il Pakistan: mi sono detto, pensando agli americani, alla faccia di tutte le tecnologie!
Oggi solo con i satelliti riescono a vedere quando fai la pipì e si lasciano scappare uno in moto?
Vi lascio adesso alla lettura di un articolo interessante del sempre lucido Maurizio Blondet.
Fatemi sapere cosa ne pensate!

La "moralità" dell'Occidente di Maurizio Blondet
Teheran ha lanciato nove missili, fra cui uno Shahab con raggio presunto di 2 mila chilometri - e tutto l’Occidente grida di sdegno: «L’Iran ci minaccia!». La Rice in Bulgaria s’è stracciata le vesti: «Chi vuole parlare agli iraniani, chieda loro la portata dei missili che hanno sparato. Germania, Francia e Italia si sono uniti nella condanna». Il nostro ministro Frattini, parlando da Israele (è sempre lì, avete notato?) ha ripetuto la lezione: «Sono missili molto pericolosi, ecco perchè non solo Israele ma l’intero Occidente ha interesse a bloccare questa escalation in modo definitivo» (1). Con le bombe, insomma.

Come cittadini, dovremmo vergognarci, anzitutto, della nostra cortissima memoria. Non è passato nemmeno un mese da che Sion ha condotto una spettacolare esercitazione aerea sullo spazio greco-mediterraneo - con oltre cento caccia-bombardieri ripetutamente riforniti in volo per mille chilometri - lasciando capire che si sta preparando ad un attacco preventivo contro l’Iran.

Sono solo due settimane che Symour Hersh, il grande giornalista, ha rivelato come le forze armate USA, su ordine presidenziale, stiano conducendo già da un anno operazioni speciali nel territorio iraniano, sia con loro commandos che penetrano dal sud iracheno, sia armando gruppi etnici e sovversivi in Iran; operazioni che comprendono «assassinii mirati» contro personalità militari persiane, e la cattura di membri delle forze di elite della guardia rivoluzionaria iraniana, che vengono poi portati in Iraq per «interrogatorii» (2).

Questi israeliani e americani sono già atti di guerra, preventivi, illegali e non provocati, contro la Persia. Dovremmo ricordarcelo. E questi sì, dovrebbero sdegnarci e allarmarci. Invece ci sdegnamo e ci allarmiamo: l’Iran ci attacca. E’ l’Iran che provoca. Che cosa dovrebbe fare un Paese debole, senza alleati, quotidianamente minacciato dalla super-potenza e dal suo Agnello super-armato?

Ma i gestori della propaganda fidano della nostra ignoranza non meno che dei nostri pregiudizi e della nostra memoria corta. Sanno che possono farci paura raccontandoci che il Shahab-3 iraniano ha 2 mila chilometri di gittata, quanto basta per colpire Israele.

Non ci dicono il resto: che questo Shahab è la copia di un vecchio missile nordcoreano, il Nodong, la cui precisione è derisa da tutti coloro che se ne intendono. E ovviamente, sugli Shahab non c’è una testata nucleare: l’Iran non ne ha, e soprattutto non è in grado, e non lo sarà per molti decenni, di miniaturizzare un’arma atomica per adattarla a un missile. Dunque gli Shahab-3 hanno, al massimo, testate di esplosivi convenzionali. In caso di guerra, la loro efficacia sarà quella degli Scud errabondi di Saddam, nella prima guerra del Golfo. Militarmente zero.

I propagandisti non ci dicono nemmeno la frase pronunciata, dopo il lancio dimostrativo dei missili, da un’alta personalità militare, il generale di brigata Mohammad-Najjar: «La nostra capacità missilistica ha scopi soltanto difensivi, per la salvaguardia della pace in Iran e nel Golfo Persico... I nostri missili non saranno usati per minaccciare nessun Paese, sono solo per coloro che osassero attaccare l’Iran».

Questo si chiama, in buona strategia, «deterrenza». Dal latino «deterreo», dissuado facendo un po’ di paura. Deterrenza è l’atteggiamento non di chi attacca, ma di chi - sotto minaccia - cerca di dissuadere l’attacco altrui. Ma nella nostra moralità occidentale, l’Iran non ha diritto alla deterrenza; Israele ha diritto all’aggressione preventiva. A noi ignoranti senza memoria nemmeno di breve termine, non è chiara l’estrema disparità di forze tra USA-Israele e l’Iran.

Ci fanno credere che l’Iran possa davvero esercitare una qualche rappresaglia contro il volume di fuoco delle portaerei americane già nel Golfo (la USS Lincoln ci è stata spostata in questi giorni), di una potenza che dedica alle spese di armamenti due-trecento volte di più di Teheran.

Un ottimo giornalista conoscitore dell’area, Pepe Escobar, ci fornisce qualche informazione sulla forza militare di Teheran (3). Il generale Muhammad Ali Jafari, che è da settembre 2007 comandante supremo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana (l’esercito), ha intrapreso - come ha spiegato lui stesso una settimana fa al giornale iraniano Jam e-Jam - una radicale riorganizzazione delle forze armate del Paese, con la sostituzione di molti comandanti regionali.

Essa consiste in una fusione fra forze regolari e milizie «rivoluzionarie», specialmente di Pasdaran (il gruppo di elite) e la milizia Bassij, e il radicale decentramento di queste unità. «In pratica, l’Iran ha ora 30 eserciti», scrive Escobar, «uno in ogni provincia, ciascuno con comando unificato per Pasdaran e Bassij, e i due corpi conducono esercitazioni insieme». Esfandiari Safari, che scrive per il giornale Rooz, ha spiegato che la riorganizzazione «è la risposta dell’alto comando delle Guardie della Rivoluzione all’attacco imminente che si attende».

Vi dice niente la natura di questa riorganizzazione? Il senso di un tale decentramento? Esso non ha nulla di offensivo; è l’assetto difensivo di chi si prepara ad una resistenza sulla propria terra, in vista di un’invasione; i comandi sono moltiplicati e resi autonomi in modo che non ci sia un quartier generale da schiacciare, e le unità possano operare senza ordini, vivendo del territorio, fra gli abitanti connazionali; è il tipico assetto della guerriglia partigiana.

Non c’è dubbio che possano combattere ad oltranza. Tanto più che la Guardia della Rivoluzione è stata dichiarata «organizzazione terroristica» dalla Casa Bianca, e dunque i suoi combattenti sanno che, se cadranno in mano al nemico, subiranno il destino degli «enemy combatants», come ad Abu Ghraib e a Guantanamo. «Interrogatori» con tortura, detenzione a vita, soppressioni mirate.

Ma naturalmente non ci sarà alcuna invasione, contro cui quest’armata partigiana possa provare il suo valore. L’attacco verrà dal cielo, dal cielo saranno liquidati; l’assetto guerrigliero ha qui qualcosa di commovente e patetico. E noi ci facciamo spaventare da quel che dice Frattini.

Che vergogna, la nostra. Nemmeno capiamo che questa guerra è contro di noi, sudditi occidentali (4).

1) «Iran tests missiles, increasing tension with the West», Zaman, 10 luglio 2008.
2) Seymour Hersh, «Preparing the battlefield», New Yorker, 7 luglio 2008.
3) Pepe Escobar, «Iran’s missiles are just for show», Asia Times, 11 luglio 2008.
4) Anche la sanguinosa sparatoria avvenuta in Turchia contro l’ambasciata USA - non un attentato, men che meno suicida, ma un atto di guerriglia - viene più o meno allusivamente presentata come collegata ai missili di Teheran; un portavoce USA (l’ho sentito per radio) ha dichiarato che «non può nè smentire nè confermare» che gli attentatori fossero «di Al Qaeda». Ovviamente gli attentatori sono invece curdi; i quali hanno le loro buone ragioni per sentirsi traditi dagli americani. Questi hanno promesso loro uno Stato curdo ritagliato dall’Iraq, secondo il piano di smembramento del Paese per linee etnico-religiose; ma hanno dovuto acconsentire alla Turchia di violare questo staterello curdo, da cui partivano gli attentati anti-turchi. «Al Qaeda» non c’entra nulla, e men che meno l’Iran. L’Iran sta combattendo i curdi insieme alla Turchia, dalla parte opposta del confine.

Link a questo articolo : http://www.effedieffe.com/content/view/3864/167/

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mercoledì 9 luglio 2008

Ghiaccio istantaneo!

Vi posto questo video divertente che mostra come creare del ghiaccio istantaneo!
Potere della chimica!


How To Make Hot Ice!!! Crazy - The funniest videos clips are here

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